«Vincere la sfida delle energie rinnovabili per contrastare il cambiamento climatico»

«Vincere la sfida delle energie rinnovabili per contrastare il cambiamento climatico»
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È iniziata ieri, venerdì 5, e prosegue oggi, sabato 6, al Centro Congressi del Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent, la seconda edizione del Forum delle Energie Rinnovabili “Renewable Thinking” ideato da Cva - Compagnia Valdostana delle Acque - in collaborazione con The European House - Ambrosetti, con il patrocinio di Elettricità Futura e in collaborazione con UniCredit. L’evento ha l’obiettivo di diventare il punto di riferimento annuale per favorire una riflessione strategica sull’evoluzione delle fonti rinnovabili in Italia.

Tra gli altri, partecipano il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia Gilberto Pichetto Fratin, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano Carmine Masiello, il presidente della Regione Renzo Testolin, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Formazione e lavoro, Trasporti e mobilità sostenibile Luigi Bertschy, l’amministratore delegato della Cva Giuseppe Argirò e il presidente della Cva Marco Cantamessa.

Energie rinnovabili contro il cambiamento climatico

«Le sfide del contrasto al cambiamento climatico e della transizione energetica, - evidenzia l’amministratore delegato della Cva Giuseppe Argirò - impongono che si crei consapevolezza sull’importanza e sul valore strategico che riveste lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Gli operatori sono pronti a fare la loro parte, mettendo in campo investimenti importanti che però devono essere sostenuti da certezze giuridiche e procedure semplificate. Lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili pone il Paese per la prima volta nella condizione di migliorare la propria sovranità ed autonomia energetica e quindi la propria sicurezza nazionale. Contestualmente si può cogliere una straordinaria opportunità di sviluppo industriale importante per costruire una filiera produttiva e professionale che può assumere una leadership a livello europeo, creando peraltro insieme le condizioni per un approvvigionamento energetico per famiglie e imprese molto più competitivo dell’attuale. Abbiamo il dovere di cogliere al meglio questa occasione storica».

I Paesi europei rivedono i loro obiettivi al rialzo

Nel 2023 tutti i maggiori Paesi europei hanno rivisto al rialzo i propri obiettivi di rinnovabili al 2030, aggiornando i relativi Piani Nazionali Integrati Energia e Clima - Pniec. In particolare, guardando agli obiettivi sanciti nella versione Pniec pubblicata nel giugno 2023, risulta come i principali Paesi europei - Germania, Spagna, Italia e Francia - abbiano incrementato significativamente i propri obiettivi di rinnovabili al 2030, rispettivamente, di +171 GW, +49 GW, +37 GW e +25 GW rispetto alla precedente edizione del Pniec (datata 2019). Tuttavia, è bene evidenziare come nessuno di questi Paesi sia oggi in linea con il tasso di installazione annuo richiesto per raggiungere i propri target: ai ritmi attuali, infatti, si registrerà un ritardo medio dai 5 agli 8 anni.

In Italia, in particolare, per raggiungere i target al 2030 il tasso di installazione annuo deve salire fino a 11 GW annui, rispetto ai 5,7 GW installati nel 2023. Inoltre, sebbene le installazioni di rinnovabili nel 2023 siano state superiori di quelle dell’anno precedente (3,1 GW, con una crescita del 54 per cento), occorre però far emergere un punto di attenzione: dei 5,7 GW installati nel 2023, il 72 per cento non raggiunge l’utility scale (ovvero gli impianti di grandi dimensioni con una potenza maggiore di 1 MW). L’installazione di questi impianti diventa necessaria anche al fine di ridurre il costo dell'energia elettrica prodotta: gli impianti fotovoltaici sui tetti, che non raggiungono l’utility scale hanno, infatti, un costo di generazione dell’energia più che doppio di quello degli impianti a terra e sono finalizzati all’autoconsumo. È solo tramite la presenza di grandi impianti che si rende possibile l’effettiva messa in rete di energia pulita, rendendo di fatto raggiungibile la transizione e accelerando lo scale-up necessario.

A livello territoriale, le regioni che hanno più contribuito alla crescita nell’ultimo anno sono state la Lombardia (0,9 GW, 16 per cento del totale) e il Veneto con 0,6 GW, seguiti da Piemonte, Sicilia ed Emilia-Romagna con circa 0,5 GW ciascuna. Lombardia e Veneto sono anche i territori che hanno registrato una crescita di capacità installata maggiore nell’ultimo decennio (2014-2023), rispettivamente di +2,5 GW e +1,7 GW.

In questo quadro, nei prossimi anni, le regioni registreranno una significativa crescita delle rinnovabili, in linea con le rinnovate ambizioni dell’Italia. In tal senso, al fine di istituzionalizzare le opportunità per raggiungere i target e suddividere in modo funzionale tra le regioni gli obiettivi, è in fase di finalizzazione il Decreto Aree Idonee, che suddivide tra le regioni 80 GW aggiuntivi al 2030 (con Sicilia, Lombardia, Puglia, Emilia-Romagna e Sardegna che cumulativamente valgono quasi la metà del totale).

Per meglio comprendere la situazione attuale dei territori in termini di quanto del proprio potenziale di sviluppo delle installazioni FER è già stato sfruttato, già durante la passata edizione, TEHA ha elaborato un indicatore in grado di valutare il rendimento e le abilità di una regione a soddisfare la propria capacità di sviluppo in termini di installato rinnovabile: il Renewable Thinking Indicator. Questo indicatore mostra come, al 2023, l’Italia abbia valorizzato solo il 47 per cento dell’opportunità di sviluppo attivabile dalle FER da oggi al 2030.

La Valle d’Aosta tra gli esempi migliori

A livello regionale, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta sono i territori che hanno già sfruttato maggiormente il proprio potenziale, registrando una percentuale di sviluppo pari rispettivamente al 73 per cento e al 66 per cento, determinato in larga parte dall’idroelettrico. In generale, emerge grande eterogeneità tra le regioni.

Regioni: grande potenziale ancora da sfruttare

In generale, secondo le analisi di The European House Ambrosetti, 13 regioni hanno ancora da sfruttare più della metà del proprio potenziale al 2030: tra queste vi sono Sicilia e Puglia, 2 delle 3 regioni che più contribuiranno alla capacità aggiuntiva prevista dal Decreto Aree Idonee.

È bene però precisare come lo sviluppo delle rinnovabili sia condizione necessaria, ma non sufficiente al raggiungimento dei target energetici. È necessario, infatti, adottare una visione di sistema, integrando le rinnovabili con i sistemi di stoccaggio e la rete elettrica. In particolare, i sistemi di accumulo dovranno crescere di +15 GW (x2 rispetto alla capacità attuale), in quanto il contributo delle fonti programmabili è previsto dimezzarsi al 2030 rispetto al 2000. In parallelo, la rete elettrica dovrà essere in grado di far fronte al mismatch tra area di produzione da FER (81 per cento al centro-sud) e area di consumo elettrico (56 per cento al nord): per questo motivo, la capacità di trasporto da Sud a Nord è prevista raggiungere quasi 33 GW al 2033, rispetto ai circa 15 GW attuali.

Oltre ad ottimizzare la produttività delle rinnovabili, per accelerare il tasso annuo di installazione è necessario anche velocizzare i tempi autorizzativi: il tempo medio di rilascio dell’autorizzazione per un impianto fotovoltaico è di 31 mesi e per un impianto eolico è di 52 mesi, contro i 24 mesi previsti dall’Europa (12 mesi nel caso in cui l’impianto si trovi nelle “zone di riferimento per le energie rinnovabili”). Questa situazione è dovuta principalmente alla complessità burocratica nei territori italiani: l’iter autorizzativo per la messa in funzione degli impianti FER si articola in 13 passaggi e prevede il coinvolgimento di fino a 5 attori istituzionali e di diversi stakeholder. Non solo lunghezza dell’iter autorizzativo: la governance del sistema delle rinnovabili risulta oggi disarticolata. La messa a terra delle installazioni FER è condizionata da ritardi nell’approvazione dei decreti necessari a sostenere il mercato che superano i 600 giorni, incertezza nel quadro regolatorio che rallenta gli investimenti e incoerenze tra misure emanate da diversi livelli istituzionali. A titolo di esempio, basti pensare che i ritardi nei decreti rischiano di compromettere più di 45 GW al 2030, per un mancato investimento di circa 46 miliardi di euro.

Per accelerare il dispiegamento delle FER sono quindi necessari un quadro regolatorio ben definito (implementando sistemi incentivanti e avviando nuove aste per le rinnovabili), semplificazioni burocratiche e una maggiore produttività dell’installato FER (potenziando l’infrastruttura di rete e i sistemi di accumulo).

L’intervento di ieri, venerdì, del presidente della Cva Marco Cantamessa alla seconda edizione del Forum delle Energie Rinnovabili “Renewable Thinking” e, sotto, l’amministratore delegato della Cva Giuseppe Argirò

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