“Tasso di mortalità in calo alla Rsa di Variney” L’Usl replica alle accuse di Cittadinanza attiva

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«In merito alla gravissima e generica accusa di un eccesso di mortalità alla struttura Rsa di Variney, nell’ambito degli approfondimenti in corso segnaliamo da subito che i dati di mortalità rilevano un dato più basso rispetto a quello medio riportato dalla letteratura scientifica e nettamente più basso rispetto alla struttura che nell’analogo periodo dell’anno precedente assisteva la stessa tipologia di pazienti e che a sua volta aveva un dato allineato ai dati di letteratura. Ne deriva un tasso di mortalità a Variney inferiore di 8 punti percentuali pari ad un rischio ridotto del 42 per cento. Ribadendo che ad oggi non sono pervenute all’Ausl segnalazioni, i nostri approfondimenti comunque doverosamente continuano». Così ieri, venerdì 19 gennaio, facevano sapere dall’Usl replicando all’accusa - pesantissima - contenuta in una lettera aperta scritta dalla segretaria regionale di Cittadinanza attiva Mariagrazia Vacchina che si è fatta portavoce di «pesanti lamentele sulla gestione della struttura di Variney, oggetto di recente esternalizzazione in capo a una cooperativa proveniente da fuori Valle».

«Preso atto che una virtuosa alleanza tra pubblico e privato, soprattutto del terzo settore, può essere considerata e attuata come opportunità, spetta a chi assegna un servizio per gara non mirare (prima) soltanto al massimo risparmio e controllare (poi) che tutto si svolga a regola d’arte per quanto umanamente possibile, cosa che non sembra avvenire nel caso di specie. - si legge nella lettera - Ci vengono segnalati decessi coincidenti con ritardi di giorni nell’ospedalizzare chi lamentava di star male e veniva liquidato come “persona agitata”, gravi conseguenze a rischio vita per analoghi meno reiterati ritardi nei confronti di persone competenti per pregressa attività lavorativa e quindi capaci di farsi valere. Insomma, sembra che si debba sperare sulla fibra forte dell’utente e non sulla competenza del personale reclutato dalla cooperativa».

«Abbiamo formalmente richiesto all’estensore della lettera, ad oggi non pervenuta all’Ausl, di esplicitare a quali casi specifici ci si riferisca in modo da poterli valutare compiutamente in modo approfondito. Se questi casi esistessero e si rivelassero fondati saremmo i primi a intervenire e a denunciare tali fatti alla Magistratura. - fanno sapere dall’Usl - Ci teniamo però a rassicurare da subito e con dati oggettivi i pazienti e i loro congiunti oggi ricoverati alla struttura di Variney che non esiste alcun fenomeno anomalo, onde ricomporre l’allarme generato da tali dichiarazioni». Secondo i dati forniti dall’Usl, nell’analogo periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 dicembre, nel 2022 (con la precedente gestione) sono stati 126 i pazienti ricoverati e 23 i decessi per un tasso di mortalità del 18,3 per cento; nel 2023 (con la nuova gestione) sono stati ricoverati 191 pazienti con 20 decessi, per un tasso di mortalità sceso al 10,5 per cento.

Massimo Uberti - parla di «rilievi molto pesanti e per nulla circostanziati». «Riguardando la struttura di Variney direttamente l’assistenza di pazienti fragili, abbiamo sottoposto la cooperativa vincitrice dell’appalto a controlli puntuali e molto approfonditi attivando da subito un programma di formazione e miglioramento per il personale e di monitoraggio continuo. - chiarisce l’Usl - Ricordiamo che sono ben 4 le diverse figure professionali apicali che vigilano sulla gestione della struttura. Una di queste è il direttore sanitario della struttura: abbiamo espressamente voluto fosse interno all’Usl, perché la struttura rimanesse in mano pubblica, proprio per la delicatezza della materia. Questa attività di vigilanza intensiva ha permesso di effettuare tutti i correttivi necessari, fisiologici durante la prima fase, dimostrando un buon funzionamento delle procedure di controllo. Nella “lettera aperta” riportata dai media si parla anche di aggiudicazione sulla base del massimo ribasso, questione assolutamente inesatta poiché la cooperativa vincitrice era l’unica ad aver presentato domanda peraltro su una procedura bandita con “il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa” (quindi maggiore punteggio sulla qualità rispetto al prezzo) che era già andato deserto e sul quale abbiamo dovuto alzare la base d’asta proprio per essere più competitivi. La base d’asta, secondo le regole del Codice degli appalti all’epoca vigente, si basa sui costi del personale definiti dai Contratti collettivi nazionali vigenti per le cooperative sociali di settore, che non sono soggetti a ribasso. Questo percorso aveva anche visto nella fase iniziale del processo il consueto proficuo confronto con il mondo cooperativo locale col quale la collaborazione è da sempre al centro delle nostre interlocuzioni».

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