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Sci, nuova «mazzata»: piste chiuse fino al 15 febbraio «Mancano le condizioni per progettare il futuro»

Sci, nuova «mazzata»: piste chiuse fino al 15 febbraio «Mancano le condizioni per progettare il futuro»
Dal giornale 16 Gennaio 2021 ore 16:52

Comprensori sciistici chiusi fino a lunedì 15 febbraio e fino allo stesso giorno divieto di varcare i confini regionali. Sono le misure contenute nell’ultimo Dpcm e che potrebbero far mettere una pietra tombale sulla stagione turistica invernale. «Un altro duro colpo all’economia della montagna» è il commento di Luigi Bertschy, assessore regionale con delega agli impianti a fune. Nel pomeriggio di ieri, venerdì 15 gennaio, ha incontrato i rappresentanti delle società di gestione degli impianti a fune. Durante il confronto è emerso come «Le società fossero pronte alla riapertura fin dal mese di dicembre, visti gli investimenti legati all’innevamento, alla messa in sicurezza dei comprensori e alla gestione in sicurezza degli impianti. A questo punto mancano nuovamente le condizioni per potersi esprimere e per progettare il prossimo futuro, e questo è molto grave. Risulta ora ancora più urgente ottenere risposte su tempi e modi legati ai ristori per gli esercenti del settore a fune, per i lavoratori e per tutti gli attori economici di montagna così duramente colpiti e al contempo, a oggi, totalmente dimenticati».

Ferruccio Fournier, presidente dell’Avif, l’ Associazione Valdostana Impianti a fune, definisce l’attuale situazione un «limbo»: «Le aziende continuano a essere pronte e non hanno ancora rinunciato del tutto a far partire la stagione. Però bisogna essere pragmatici: per quanto riguarda i rapporti con gli sci club, ogni società cercherà di fare il possibile, anche se non potranno essere solo gli esercenti ad accollarsi gli oneri. Per il resto ci dovremo adeguare alle disposizioni sanitarie nazionali. Fare previsioni a medio termine in questo momento è impossibile. Ci auguriamo un’evoluzione verso il meglio della pandemia, però se non ci sarà la mobilità tra le regioni aprire solo per gli sciatori residenti aggraverebbe la situazione economica delle società, a differenza di quanto vale per Piemonte, Lombardia e, forse, Trentino Alto Adige. Mediamente, a livello regionale, i primi ingressi ai tornelli evidenziano tra il 3,5 e il 4 per cento di presenze valdostane sul totale, che in termini di fatturato valgono appena l’1,5 per cento poiché tra questi rientrano anche i minorenni con l’abbonamento stagionale a 50 euro e le tariffe scontate per i residenti. Non vale neppure la pena di aprire, con il rischio poi di dover richiudere al primo peggioramento della situazione sanitaria. Attualmente l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari-Anef Italia sta conducendo un’indagine tra tutte le aziende associate, in modo da fornire al Governo nazionale i dati economici relativi agli ultimi 3 anni, parliamo solo della stagione invernale, per dare indicazioni in vista dei ristori. Resta il grave rammarico di non poter attivare i contratti dei lavoratori stagionali, che si spera possano avere dei ristori statali; dei lavoratori assunti a tempo indeterminato, alcuni lavorano con orario ridotto, altri sono in cassa integrazione a zero ore».

Herbert Tovagliari è il presidente e amministratore delegato della Cervino (che gestisce i comprensori di Breuil-Cervinia, Valtournenche, Chamois e Torgnon), in linea con le dichiarazioni dell’assessore Bertschy e di Ferruccio Fournier, sostiene che l’azienda sarebbe stata «Pronta a partire, però il Governo non lo consente, sia non approvando il protocollo, sia prolungando il divieto allo sci fino al 15 febbraio e alla circolazione tra le regioni. Il comprensorio è aperto con un impianto che serve 2 piste a beneficio degli atleti di interesse nazionale, e proseguirà così compatibilmente con la gestione societaria».

Anche il piccolo comprensorio della Valgrisenche è pronto ad aprire, come conferma Fabio Mattarelli, presidente Snowmet: «Per il momento ospitiamo gli allenamenti dello sci club locale e abbiamo una convenzione con l’Esercito, per cui alcuni vengono a sciare quando non sono via per le gare. Non ci possiamo tuttavia nascondere che i guadagni si hanno solo con i turisti e in particolare con gli extra-regionali».

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