Dal giornale

Sci alpinismo, non c’è più l’obbligo dell’accompagnamento della guida

Dal giornale 16 Gennaio 2021 ore 12:36

Da oggi, sabato 16 gennaio, è possibile - di nuovo - praticare lo sci alpinismo senza l’accompagnamento delle guide alpine e dei maestri di sci. Questo perchè ieri, venerdì 15 gennaio, è scaduta l’ordinanza Lavevaz (dell’11 dicembre) che prevedeva la tanto contestata indicazione. E l’obbligo di accompagnamento per gli sci alpinisti non sarà contenuto nella nuova ordinanza del presidente Erik Lavevaz, attesa per oggi.

Firme contro l’ordinanza

Accompagnamento contestato, tanto che giovedì 7 gennaio scorso era stata lanciata online una petizione, lanciata da Diego Bertazzi e Roberto Thuegaz istruttori della Scuola di sci alpinismo Amilcare Crétier del Cai Vérres, che invitava il Presidente della Regione a rimuovere qualsiasi limitazione alla pratica dello sci alpinismo in Valle d’Aosta. Ieri, venerdì 15, la petizione era arrivata a 3.187 firme. Per i promotori dell’iniziativa si trattava di un divieto che contrasterebbe con la possibilità di promuovere attività alternative allo sci alpino, esenti dal rischio di assembramenti. «Poiché amo la montagna ho trovato discriminante questo passaggio dell’ordinanza», precisa Diego Bertazzi, istruttore e tecnico di ricerca del Soccorso alpino. «Se a dicembre la motivazione è stata di carattere sanitario e aveva un senso, mi aspettavo che nell’ordinanza di inizio gennaio questo divieto decadesse. Il fatto che sia stato mantenuto mi ha spinto ad attivare la petizione, che ha avuto un riscontro superiore alle mie aspettative. L’obiettivo è evitare che venga per la terza volta riproposta una discriminazione su un territorio che evoca libertà, quale quello della montagna. Ho anche dei dubbi che tale ordinanza sia stata d’aiuto alle guide alpine: alcune hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso, altre si sono dichiarate favorevoli, è noto che la maggioranza della loro clientela viene da altrove. Servirebbero iniziative che uniscono, non che creano fratture. Già il periodo è difficile per il turismo, la Valle d’Aosta è l’unica regione alpina che ha vietato la pratica dello sci alpinismo. Concedere l’uso delle pelli sulle piste, qualora non venissero aperte allo sci da discesa, sarebbe un ulteriore torto: lo skialp è vivere la montagna in libertà».

Dal fronte delle guide alpine, Francois Cazzanelli commenta: «Non condivido il fatto di vietare la montagna e di stabilire degli obblighi, anche se ringrazio la Regione per aver dato una grande importanza a noi guide alpine. Significa che crede in noi e di questo vado orgoglioso. Però la montagna dev’essere libera. E’ sicuramente difficile trovare un equilibrio tra la difficile situazione sanitaria e la libertà. Chi va in montagna dev’essere consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti, e soprattutto prudente in un periodo come questo. Confiderei nel buon senso delle persone».

Intanto, il confronto è continuato all’interno dell’Unità di supporto: la questione dello sci alpinismo si inserisce nel quadro più generale della gestione dell’emergenza Covid.

«La limitazione è nata da una specifica richiesta degli operatori sanitari» precisa Erik Lavevaz, presidente della Regione. «Nel momento in cui è stata firmata la prima ordinanza, - precisa - il problema era la pressione sulle terapie intensive e sui medici rianimatori, che sono in prima linea nella lotta alla pandemia e nei confronti dei quali dobbiamo avere un’attenzione specifica. Oggi come allora, le decisioni sono prese a partire dalle loro indicazioni. Capiamo le motivazioni e lo spirito dei firmatari della petizione, però le scelte sono fatte in relazione alla gestione della situazione sanitaria».

«Se lo sci alpinismo è un importante elemento dell’offerta turistica e dell’identità della nostra montagna, - aggiunge Erik Lavevaz - il presupposto è quello della mobilità interregionale: possiamo parlare di aperture e attrattività solo nel momento in cui sia possibile attraversare i confini. Se gli spostamenti tra zone gialle non sono concessi, il turismo per definizione è fermo». Quanto all’utilizzo dei comprensori sciistici per chi pratica lo sci alpinismo, «E’ una possibilità sulla quale ci stiamo confrontando», spiega il Presidente, «Però il criterio rimane sempre quello della gestione del rischio: vogliamo che non si crei un sovraccarico delle strutture sanitarie causato da sciatori meno preparati, che dovessero optare per una soluzione di questo genere per sopperire il legittimo desiderio di sciare».

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