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«Réunion»? Laurent Viérin: «Meglio abbandonare false ipocrisie e sinceramente dire che non ci si crede»

«Réunion»? Laurent Viérin: «Meglio abbandonare false ipocrisie e sinceramente dire che non ci si crede»
Dal giornale 05 Novembre 2022 ore 22:57

Tra le forze più caute per il cambio al vertice della Regione, Alliance Valdôtaine e Vallée d'Aoste Unie-Mouv' si muoveranno assieme, dando vita a una commissione politica congiunta che dovrà «approfondire i recenti eventi». Lo scrivono i due partiti autonomisti valdostani in una nota. Se finora alle trattative politiche Alliance Valdôtaine, VdAUnie e Union Valdôtaine erano andate a braccetto, sedendo di fronte agli alleati di maggioranza o alle forze di opposizione forti di undici voti nel Consiglio Valle, dopo la staffetta proposta dall'Uv alla presidenza della Regione tra Erik Lavevaz e Renzo Testolin, Alliance Valdôtaine-VdAUnie è più vicina al Partito democratico, alla Stella Alpina e a Evolvendo.

Per questo - e in attesa di una riunificazione degli autonomisti sempre rinviata - «è stato altresì deciso l'avvio di un percorso federativo fra le due forze politiche, in coerenza con l'efficace azione congiunta dei quattro eletti in Consiglio Valle nell'ambito di un unico gruppo consiliare» si legge ancora. «La logica di federazione è aperta anche a nuovi apporti - concludono le due forze politiche - nell'intento di un rafforzamento dell'area autonomista la federazione sarà aperta a tutti coloro che credono in un percorso di riunificazione indispensabile per il futuro della nostra comunità».

Sulla questione interviene Laurent Viérin, tra i fondatori di Union Valdôtaine Progressiste. «Al di là delle crisi di palazzo, - sostiene Laurent Viérin - sempre ed ancora “à la une” dalle nostre parti - anche se (forse) esageratamente rallentate di questi tempi, e malgrado questa legislatura dovesse essere quella del grande rilancio - la politica valdostana, come avviene spesso da alcuni anni, si interroga periodicamente sulla famigerata “réunion” degli autonomisti. Un concetto assolutamente nobile e di buonissimi princìpi, a cui ho personalmente aderito - ma che viene spesso, oggi, sbandierata da più parti - più o meno convintamente e a periodi - salvo poi rivelarsi nella sua (difficile?) applicazione, all’anno zero. Una “réunion” ricordata, a volte, come un rito da celebrare, sperando o sapendo che poi non si realizzerà, altre volte da sbandierata secondo convenienza e/o al netto della valutazione di eventuali vantaggi o svantaggi di “avanzamento di carriera”. Tant’è che neppure alle elezioni politiche si è realizzata, dopo aver bruciato candidati su candidati, senza la volontà di sedere attorno ad un tavolo almeno quel mondo che avrebbe forse portato ad un risultato diverso, se riunito su temi e programmi chiaramente. E con assenza di analisi o autocritica conseguente, in stile Juventus di Allegri. Per tornare alla “réunion”, questa famigerata operazione politica - gestita non si capisce da chi in questo periodo - a mio avviso non può essere una semplice e banale “fusione a freddo “ (da cui nasce la lega, e l’esperienza insegna) ma dovrebbe, o forse, sarebbe dovuta essere un re-incontrarsi per dibattere su temi e prospettive concrete della nostra Valle. Sono passati anni da quel “Réunir Réussir” che scosse la politica autonomista, cercò di iniziare questo dibattito - rompere per ricostruire (poi diventato alla moda soprattutto senza volontà assoluta di ricostruzione) - con tanti errori di valutazione politica, di sicuro, ma con mille buone intenzioni, mai però effettivamente concretizzatesi. Un dilemma, o meglio, un dibattito forse mai realmente iniziato, e ormai ridotto ad uno slogan in cui pochi credono, che ancora oggi pare non trovare soluzione. Spesso in questi anni, sono stati in tanti a chiedermi cosa pensassi di questa cosa. Oggi credo che sia abbastanza palese che non esiste questa volontà di rimettere assieme o di unire sensibilità autonomiste diverse, che possano ritrovarsi in un luogo ideale, plurale e democratico dove potersi confrontare . O almeno non si percepisce sopratutto da chi oggi governa sulla base di un documento, che fissava delle tappe ben precise, mai rispettate, forse nel “new deal“ di rimandare a domani, o forse anche a dopodomani ciò che mai si farà. Con rammarico. Ma sicuramente convinto - che non sia sufficiente inseguire - più che un leone riunito, una chimera smarrita - per far sì che alcune cose accadano. Sicuramente con la speranza di essere smentito - conclude Laurent Viérin - ma anche con la convinzione che forse sarebbe meglio abbandonare false ipocrisie e sinceramente dire che non ci si crede».

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