Dal giornale

«Quella diagnosi errata ha rischiato di compromettere la spalla Ho dovuto ricorrere a un intervento chirurgico a pagamento »

Dal giornale 02 Aprile 2022 ore 14:02

Vorrei raccontarvi un “avventura”, che ho recentemente affrontato.

Sono una mamma e come tutte le mamme, indaffarata, sempre di corsa e per una distrazione può succedere di cadere; un dolore fortissimo, alla spalla ed al ginocchio, ti paralizza, tanto da non riuscire a rialzarti.

Chiami i soccorsi e al centralino ti senti dire “il tempo di far rientrare un’ambulanza e saremo da lei”, i minuti passano, ma fortunatamente a parte il dolore, non essendo in pericolo di vita, puoi aspettare.

Finalmente l’ambulanza arriva e vieni trasportata con non poche difficoltà al pronto soccorso dell’Ospedale Parini.

Il referto della lastra è emesso alle ore 22,15 e parla chiaro “frattura pluriframmentaria” della spalla destra e continua “l’esame non evidenzia alterazioni che richiedano interventi urgenti”.

Tra me e me, penso, meno male posso tornare a casa.

Non mi dilungo nel raccontare le difficoltà dei familiari per potersi avvicinare e venirmi a prendere, lo spettro del Covid, rende gli operatori simili a giustizieri in camice, anche se è una questione di pochissimi minuti, il paziente deve fare il possibile per uscire da solo.

La notte passa insonne (la prima di tante altre!), appoggiata ad una poltrona senza trovare né ristoro, né il giusto riposo.

Il giorno seguente, alle ore 9, come indicato nel referto, mi presento in ospedale, per la visita ortopedica e l’operatore mi “conforta”, si tratta di una semplice “frattura pluriframmentaria, composta”, quindi non è necessaria un’operazione, basta un tutore, riposo e antidolorifici q.b.

Metto in pratica quanto indicato, ma la ricetta non dà buoni frutti; nessun movimento, ma il dolore è continuo; i giorni passano e la situazione non migliora, anzi… e le notti, in poltrona, diventano infinite.

Non vedendo alcun miglioramento, spronata dalla mia famiglia, chiedo un‘ulteriore parere, ad un ortopedico di fiducia, il responso risulta essere opposto rispetto al primo, infatti indica che “la frattura con distacco del trochide omerale necessita di trattamento chirurgico”.

L’operazione è programmata di lì a pochi giorni, fuori regione, in una piccola clinica, molto ben attrezzata, curata in ogni dettaglio e molto accogliente, anche nei confronti dei familiari.

Una placca e 12 viti metalliche dopo, finalmente posso riposare a letto e il dolore è diventato controllabile, in attesa della completa guarigione.

Alla luce di tutto quello che è successo, mi ritengo una donna molto fortunata, grazie all’appoggio della famiglia e con una “modica” spesa, fattura a 5 cifre, come ben può sapere l’Assessore, noto chirurgo, ho così potuto rimediare ad un errore del sistema sanitario, frutto anche delle scelte dello stesso Assessore, che nel mio caso, avrebbero compromesso in modo permanente la capacità motoria della spalla.

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