Dal giornale

«Lo scialpinismo dovrebbe essere una disciplina promossa e non limitata»

Dal giornale 02 Gennaio 2021 ore 04:04

È raro che i media parlino di scialpinismo. La stampa, a eccezione di quella specializzata, se ne occupa soltanto in occasione di eventi con rilevanza mondiale - da noi il Mezzalama, il Tour du Rutor…

Recentemente c’è una relativa inversione di tendenza. Sui giornali compare qualche riferimento allo scialpinismo. Ma solo in negativo: se ne parla perché qui in Valle d’Aosta questo sport è stato vietato, o meglio permesso esclusivamente in compagnia di un professionista (guida alpina o maestro di sci). Lo scialpinismo è uno sport individuale all’aria aperta. È innocuo dal punto di vista del rischio di contagio da Coronavirus. Di conseguenza è consentito ovunque tranne che in Valle d’Aosta. Perché? Durante il periodo della “zona arancione” ci è stato detto che il divieto di praticare scialpinismo senza guida era stato imposto per limitare al massimo il rischio di incidenti in un momento critico per le strutture ospedaliere. Una motivazione piuttosto contestata, perché nemmeno le guide possono garantire la sicurezza assoluta in montagna. Inoltre costringere tutti gli scialpinisti ad affidarsi a un professionista significa negare ogni valore all’esperienza e alla responsabilità individuale.

In seguito, quando siamo passati in “zona gialla”, quindi con situazione sanitaria in miglioramento, nessuno ha spiegato a noi scialpinisti residenti in Valle come mai, a differenza di quanto avviene in tutte le altre regioni alpine e oltralpe, questo sport è ancora vietato, o meglio vincolato all’accompagnamento di una guida, indipendentemente dalle capacità e dalle conoscenze dei singoli sportivi. Se il “nemico” è il virus, perché a farne le spese devono essere attività che con il virus hanno poco o niente a che fare? Questo accanimento contro lo scialpinismo ricorda quello contro i runners che si è reso tristemente noto durante le chiusure di marzo e aprile scorsi. Il fatto che proprio in Valle d’Aosta si limiti in questo modo un’attività sportiva tanto diffusa, regolarmente praticata e vissuta come normale da molti residenti è incomprensibile.

La nostra Valle ha un’enorme potenzialità per lo scialpinismo. Questo fatto è riconosciuto tanto nelle altre regioni italiane che all’estero. Recentemente la rivista francese “Montagnes Magazine” ha pubblicato uno speciale interamente dedicato agli itinerari valdostani. Cosa penseranno i potenziali visitatori del divieto di scialpinismo in Valle d’Aosta? Il rischio è che, quando la libera circolazione sarà ripristinata, se ne vadano comunque a sciare da un’altra parte e quindi non vengano a dormire nei nostri alberghi, non si fermino a fare merenda nei nostri bar o ad assaggiare le specialità locali nei ristoranti.

Perché non prendiamo esempio da quanto viene fatto nelle altre regioni o Paesi? Al fine della prevenzione degli incidenti, piuttosto che imporre l’accompagnamento di un professionista - economicamente inaccessibile a gran parte degli appassionati - o peggio di vietare, si sceglie di insegnare: si moltiplicano i corsi, le giornate di formazione, le esercitazioni. Inoltre in Francia ma anche in Italia, per esempio in Lombardia, ci sono numerosi comprensori sciistici che in questo periodo di inattività hanno aperto i percorsi dedicati agli scialpinisti, offrendo la possibilità di praticare questo sport con un’esposizione al rischio pari a quella di una pista da fondo e, nello stesso tempo, dando lavoro ai bar o ai rifugi che possono offrire il servizio d’asporto. Alcuni comprensori illuminano le piste per le risalite notturne, permettendo agli scialpinisti di allenarsi la sera a un prezzo ragionevole.

Incentivare lo scialpinismo, in un momento difficile come quello attuale, sarebbe un modo per valorizzare, a fianco del turismo di massa, anche una forma di turismo alternativo, che ha un impatto inferiore sull’ambiente e forse anche sui portafogli, ma è in costante crescita. Mandando nello stesso tempo un messaggio positivo e propositivo: la Valle d’Aosta deve essere una Valle di possibilità, non una Valle di divieti.

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