Dal giornale

La Superlega tramonta subito, gioiscono i tifosi di Juve, Inter e Milan “Il calcio è competizione, non solo business: il metodo era sbagliato”

La Superlega tramonta subito, gioiscono i tifosi di Juve, Inter e Milan “Il calcio è competizione, non solo business: il metodo era sbagliato”
Dal giornale 24 Aprile 2021 ore 21:33

Il progetto Superlega è tramontato praticamente prima di nascere. In appena 48 ore l’ipotesi di un campionato di calcio che coinvolgesse le migliori società d’Europa si è prima paventata all’improvviso nella notte tra domenica e lunedì scorsi, 18 e 19 aprile, successivamente ha fatto discutere il mondo dello sport e della politica e - infine - ha visto la retromarcia di quasi tutti i protagonisti del progetto.

Non si farà, almeno per ora, questo torneo a inviti sul modello dell’Eurolega di basket perché i tifosi - o quantomeno la gran parte di loro - hanno detto “no”. Le proteste più vibranti sono arrivati dai supporters dei club inglesi coinvolti nella Superlega - Manchester United, Manchester City, Arsenal, Tottenham, Chelsea e Liverpool - però pure l’Italia del pallone ha mal digerito questa sortita finita male di Juventus, Inter e Milan.

“Sistema disgustoso”

I tifosi delle 3 maggiori società del Nord Italia non hanno protestato in piazza come è successo a Londra, ma sui social la loro voce si è fatta sentire, tanto da costringere i loro club a fare dietrofront.

Franco Bataillon, storico presidente dello Juventus Club Aosta, afferma di avere vissuto male tutta la vicenda. “Abbiamo fatto una figuraccia, scrivere comunicati a mezzanotte è sinonimo di scarsa trasparenza. Non entro nel merito della questione, questa riforma poteva essere organizzata in altro modo, anche perché dopo questa vicenda nell’immaginario collettivo Uefa e Fifa sono diventate vittime sacrificali, e non mi sembra proprio il caso. Per certi versi è bello pensare di sfidare una settimana sì e l’altra pure Barcellona o United, però per noi juventini il calcio è anche il derby con il Torino: una goduria se lo vinci, una serie di sfottò infiniti se lo perdi. Gli stessi sfottò che abbiamo ricevuto in questi giorni: per fortuna erano della partita pure Inter e Milan, anche se chiamare italiane queste 2 società mi pare una forzatura, visto che la proprietà è straniera”.

Pier Angelo Jans è da 37 anni a capo del Milan Club Pont-Saint-Martin e, strano ma vero, si trova sulla stessa lunghezza d’onda del rivale di mille battaglie Franco Bataillon. “L’idea della Superlega può piacere o meno, ma il sistema che è stato adottato per crearla non è corretto. E’ stata una carognata, il metodo è disdicevole. Il problema è che il calcio è sempre più in mano a giocatori e procuratori avidi. Mi stupisce la figura che ha fatto Andrea Agnelli, esponente di una famiglia storica del football italiano. Io vado allo stadio da 50 anni, ho visto il Milan delle Coppe dei Campioni e la squadra retrocessa in serie B: il bello dello sport è che tutto può accadere. Qualche settimana fa il Benevento ha vinto a Torino con la Juventus, mercoledì il mio Milan ha perso in casa con il Sassuolo. E’ anche per delle gare così che si ama questo sport, non solo per i grandi trionfi internazionali”.

E’ concorde pure Luciano Dublanc, presidente dell’Inter Club Valle d’Aosta, che parla di una formula “Che nessuno tra i tifosi avrebbe accettato. Non nascondo che ho tirato un sospiro di sollievo quando, martedì, ho letto che l’Inter si chiamava fuori da questo progetto. Capisco che le società siano in difficoltà, anche a causa della pandemia, tuttavia una riforma del genere doveva essere studiata in un altro modo, in tempi e metodi molto differenti. Che sia un ricatto per la Uefa? Possibile, sinceramente sono felice che tutto sia finito in un fuoco di paglia”.

“Il calcio è di tutti,

ma le piccole non contano”

La Valle d’Aosta del tifo ha detto la sua, quella del calcio giocato è sostanzialmente sulla stessa lunghezza d’onda. Non si tratta solo dei protagonisti dei campionati dilettantistici, ma anche di coloro che hanno giocato a pallone “sul serio”. Sergio Pellissier è stato uno dei grandi protagonisti del Chievo Verona, la squadra che nella stagione 2006/2007 sfiorò addirittura la qualificazione alla Champions League. Per capirsi, una di quelle favole che la formula della Superlega - che vorrebbe ammettere al torneo solo i vincitori dei 5 maggiori campionati europei - avrebbe impedito. “La voce girava da tempo - conferma Sergio Pellissier - e tutti noi addetti ai lavori delle società di piccole e medie dimensioni eravamo preoccupati da questo progetto. Lo sport è economi e pure un mondo dove tutti provano ad ottenere il massimo, mettendo in campo risorse diverse. Questa sorta di torneo di élite europeo avrebbe mortificato ancora una volta di più il nostro mondo”. La fine del sogno Superlega ha ringalluzzito molti tifosi, però Sergio Pellissier - ora dirigente del Chievo - non è ottimista, perché la crisi c’è ancora e le difficoltà per chi fa calcio aumentano a dismisura. “Non ci sarà la Superlega, però negli ultimi 15 anni le cose non sono certo migliorate per chi come il Chievo cerca di portare avanti dei progetti importanti senza le risorse di Milan o Joventus. Una società che retrocede rischia il fallimento perché i soldi, nel mondo del pallone, li gestiscono le big, che hanno interessi diversi rispetto alle “piccole”. Gli altri devono adattarsi, e non è giusto: i ricavi dei diritti televisivi sono spartiti in maniera iniqua, è un sistema che fa in modo che le realtà di minori dimensioni non contino nulla a livello economico e gestionale. Quello del calcio è diventato un sistema sempre più orientato verso le grandi, Superlega o no”.

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