Dal giornale

«La Caritas come la Chiesa interviene subito, ma non può sostituirsi al welfare e allo Stato»

«La Caritas come la Chiesa interviene subito, ma non può sostituirsi al welfare e allo Stato»
Dal giornale 05 Febbraio 2022 ore 19:43

Sono aumentate rispetto al 2020 le persone che si sono rivolte alla Caritas. In tutto, nel 2021, sono state 861, rispetto alle 838 dell’anno scorso, con un 46 per cento di «nuovi poveri», percentuale che nel 2020 era del 61 per cento catapultando la Valle d’Aosta in testa alle regioni con la più alta incidenza di nuova povertà. «Nel 2021, tra le 861 persone che si sono rivolte a noi, sono 400 quelle che sono venute per la prima volta, quindi significa che la percentuale è scesa, e siamo appunto intorno al 46 per cento» commenta Andrea Gatto, direttore della Caritas diocesana della Valle d’Aosta.

«L’anno scorso la Valle d’Aosta è stata la regione con il più alto tasso di aumento di nuova povertà, ma quest’anno stiamo tornando a livelli normali. - aggiunge Andrea Gatto - Non penso però che sia da considerare ugualmente un bel segnale, perché le persone che hanno avuto bisogno di noi nel 2021, si erano rivolte a noi anche nel 2020. Stiamo parlando di 400 individui che non sono riuscite ad uscire dalla povertà, e quindi per noi è un dato preoccupante».

Andrea Gatto spiega anche l’obiettivo della Caritas: «Il nostro modo di lavorare ha come obiettivo quello di fare in modo che le persone non tornino più da noi, quindi che in 400 siano venuti per 2 anni di fila per noi è un dato ugualmente preoccupante. Noi interveniamo subito dove c’è un’emergenza, cerchiamo di capire la situazione, portiamo cibo, vestiti e paghiamo le bollette - continua Andrea Gatto - per fare in modo che poi arrivino ad un livello dove possano essere presi in carico dagli enti pubblici, con gli ammortizzatori sociali di cui hanno diritto. La Caritas come la Chiesa interviene subito, ma non può sostituirsi al welfare e allo Stato». In merito al confronto con il 2020, Andrea Gatto sottolinea: «L’anno scorso le persone che si rivolgevano a noi per la prima volta lavoravano quasi tutte nel turismo, e credo che questo sia stato a causa dell’interruzione della stagione. Quest’anno i nuovi poveri erano abbastanza eterogenei, provenivano da tutti i tipi di lavoro». Andrea Gatto propone poi anche una riflessione in merito al reddito di cittadinanza: «Questa misura è uno strumento importantissimo dal mio punto di vista, però presenta alcune criticità da correggere. Il reddito di cittadinanza penalizza le famiglie con figli, e premia invece chi sta da solo - sottolinea Andrea Gatto - perché le somme che aumentano in base ai figli che una famiglia ha sono troppo basse. Questo fa in modo che le famiglie, anche con il reddito di cittadinanza, si rivolgono lo stesso alla Caritas. Con questo non voglio fare un attacco a questa misura, che è importantissima, però credo dal mio punto di vista che andrebbe rivista e migliorata. Il reddito di cittadinanza ha contribuito a diminuire la povertà in Italia ma non l’ha eliminata del tutto, per i singoli è stata una vera “manna dal cielo”, invece per le famiglie, soprattutto quelle numerose, non è sufficiente».

La Caritas si occupa anche delle persone senza dimora, ovvero coloro che vivono in baracche, garage, cantine, o addirittura nelle loro macchine. «Questo tipo di persone vivono una situazione di grave marginalità, perché addirittura non hanno nemmeno un posto dove dormire» commenta Andrea Gatto. «Noi le accogliamo nel nostro dormitorio, dando loro la possibilità di accedere alla mensa, al servizio docce, diamo loro degli abiti. Poi - continua Andrea Gatto - anche con loro proviamo il reinserimento sociale, partendo da quello abitativo. Stiamo da alcuni anni sperimentando un progetto che si chiama “Housing First”, con il quale cerchiamo proprio di offrire a queste persone un alloggio, in modo che ci sia almeno un’autonomia dal punto di vista abitativo. Poi naturalmente li aiutiamo per la ricerca del lavoro, pensiamo che per una persona senza dimora sia fondamentale partire dall’avere la sicurezza di una casa. Il dormitorio deve essere solamente una risposta all’emergenza». Anche nel 2021 le offerte sono stato molto elevate come nel 2020, a dimostrazione che la pandemia ha portato molta solidarietà. La Caritas raccoglie offerte in denaro, abiti e mobili. La raccolta di vestiti e accessori va in parte alle persone bisognose e in parte viene venduta per raccogliere fondi che saranno poi utilizzati per finanziare i servizi. Nel 2021 la media dei pasti offerti è stata di 58 al giorno, alla Tavola Amica di via Abbé Gorret. I dormitori sono 2, in via Stevenin e in via Gran San Bernardo, e le persone accolte quest’anno sono state 125. In regione Tzamberlet c’è il magazzino per indumenti. Nel 2021 sono state 588 le persone che si sono rivolte al centro di ascolto. Andrea Gatto parla anche del progetto della Casa della Carità che dovrebbe andare in porto nel 2023: «Speriamo il prossimo anno, di riunire tutti i servizi in questa struttura in via Monsignor De Sales a ridosso della Cattedrale, nella quale sarà possibile trovare il centro d’ascolto, la mensa, il servizio docce, un ambulatorio medico e alcuni locali per l’accoglienza».

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