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L’UV rinuncia all’alleanza con la Lega Si prosegue con la maggioranza a 18

L’UV rinuncia all’alleanza con la Lega Si prosegue con la maggioranza a 18
Dal giornale 11 Giugno 2022 ore 22:46

Alla fine della fiera nulla è cambiato. L’aritmetica ha avuto ragione sulla politica, con il numero 18 che non ha risolto la cabala delle alleanze. Infatti la soluzione della crisi di maggioranza con l’apertura alla Lega Vallée d’Aoste non avrebbe dato i frutti sperati. Perché? L’asse tra i 7 consiglieri dell’Uv e gli 11 della Lega Vallée d’Aoste non avrebbe ottenuto il sostegno dei 4 di Alliance Valdôtaine - Vallée d’Aoste Unie, dato che Albert Chatrian e Corrado Jordan si erano già defilati dall’ipotesi di un accordo con il Carroccio. Sarebbe poi rimasto disponibile solo un Assessorato e difficilmente si sarebbe riusciti a trovare la quadra tra 2 pezzi da Novanta con Luigi Bertschy e Luciano Caveri su chi avesse più diritto a ottenerlo. Complicata anche un’apertura a Pour l’Autonomie, con i rumors di Palazzo regionale che indicavano Augusto Rollandin e non certo Marco Carrel in pole position per un posto in Giunta, dopo che l’attuale presidente Erik Lavevaz è stato il principale rottamatore dell’Imperatore all’insegna del nuovo corso dell’UV lontano dalla vecchia politica. Alla fine, insomma, si sarebbe sempre tornati a una maggioranza a 18 e così il Mouvement ha deciso di restare immobile, con Claudio Restano di Evolvendo, sponsorizzato da Bruno Milanesio, che con ogni probabilità diverrà l’ago della bilancia ottenendo le deleghe all'Ambiente, Trasporti e Mobilità sostenibile che, dopo le dimissioni di Chiara Minelli di Progetto civico progressista, finora aveva a interim il presidente della Regione Erik Lavevaz. Pertanto il Conseil Fédéral, riunito lunedì 6 giugno a Fénis, ha votato la mozione proposta dal Comité Fédéral che invita l’attuale maggioranza a proseguire la propria attività con i 18 consiglieri attuali, senza ulteriori allargamenti «Malgrado ciò possa rappresentare una difficoltà dal punto di vista amministrativo, ma scegliamo la soluzione più solida per l’Union Valdôtaine» come ha sottolineato il presidente della Regione Erik Lavevaz. «Tutt’altra soluzione provocherebbe delle rotture nel movimento e un cambio di rotta rispetto a quanto indicato nel Congresso nazionale del 30 novembre 2019 - precisa una nota dell’UV - che ha portato al buon risultato delle elezioni politiche del 2020». In coerenza con questo percorso la presidente Cristina Machet ha evidenziato «Come deciso dall’ultimo Conséil Fédéral abbiamo sentito nuovamente le forze politiche ma non esistono le condizioni che permettono una soluzione condivisibile con la base. In questi giorni ho sentito tanti iscritti e Presidenti di Sezione e nessuna scelta avrebbe rispettato le diverse sensibilità presenti nel nostro movimento».

In conclusione la mozione è stata votata a larga maggioranza, nessun contrario e 3 astenuti.

L’ira della LegaUna decisione, quella dell’UV, evidentemente non gradita alla Lega Vallée d’Aoste. «L'Union Valdôtaine ha dimostrato ancora una volta di essere attendista - commenta Marialice Boldi, segretaria della Lega - di non avere il coraggio di imprimere una svolta al governo di un anno e mezzo post elezioni. Ora la nostra non sarà più un'opposizione collaborativa e morbida ma ben più dura». Prosegue Maria Alice Boldi: «Noi siamo stati al massimo collaborativi, non abbiamo assolutamente fatto la corsa alle poltrone, anzi, non abbiamo rivendicato né la Presidenza della Giunta né quella del Consiglio, ci accontentavamo di 4 Assessorati che fossero qualificanti e che sarebbero stati ricoperti dalle persone che noi riteniamo competenti, ma hanno preferito mantenere le cose così come stanno senza rispettare il volere effettivo dei cittadini, mettendo all'angolo la Lega che con i suoi 11 consiglieri e con i voti che ha preso ha vinto le ultime elezioni». La posizione di Forza ItaliaIl coordinamento regionale di Forza Italia Valle d'Aosta osserva che «Coloro che 2 mesi fa aprirono ufficialmente la crisi di maggioranza al grido di “non si può governare a 18”, oggi sono gli stessi ad averla chiusa con la convinzione che “si può governare a 18”. Basterebbe già solo questo elemento per definire quantomeno surreale quello che sta accadendo in Consiglio Valle, la cui attività da un anno a questa parte è stata fortemente ingessata, al limite dell'immobilismo, in un momento storico nel quale bisognerebbe invece correre veloci per ottenere e spendere bene sul territorio i fondi straordinari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».Bacchettate da AduIn una nota, Adu attacca: «Un anno di amministrazione ingessata da una crisi per le poltrone - quelle presenti e quelle future di parlamentare, che Aurelio Marguerettaz e Nicoletta Spelgatti speravano già loro -, la politica in mano a Leonardo La Torre e Bruno Milanesio, uomini del secolo scorso e campioni di trasformismo, e un PD che, pur di restare in Giunta, non ha in pratica rivendicato nulla del proprio programma elettorale. Gli stessi autonomisti hanno di fatto confermato che, sul piano dei contenuti di governo, le differenze tra un'alleanza con la Lega o con Jean-Pierre Guichardaz e Andrea Padovani sono nulle. Questa maggioranza a 18 durerà il tempo delle prossime elezioni politiche o forse cambierà persino prima, in base agli appetiti personali dei singoli consiglieri».Fratelli d’Italia all’attaccoSecondo Fratelli d’Italia «L'unico collante che tiene insieme maggioranza e opposizione è il terrore del voto e conseguentemente di andare a casa. Avevano detto che non si poteva andare avanti con una maggioranza a 18 ed ora dopo 3 mesi dicono che la crisi non c'è più perché si può benissimo andare avanti con 18. Nel peggior linguaggio politichese farcito di messaggi trasversali tra soggetti che sono concentrati solo sui loro biechi interessi, noi constatiamo che il nulla che c’era prima c'è anche oggi dopo 3 mesi di totale immobilismo». PD e Stella AlpinaIl PD Valle d’Aosta chiede il rilancio dell’azione di governo, un patto di legislatura e un impegno per le elezioni politiche. «Si è trattata di una crisi di difficile comprensione, ma nel rispetto dei tempi che richiede la politica, - evidenzia nuna nota del Partito Democratico - ora è necessario rilanciare l’azione di governo visto il difficile periodo di crisi congiunturale che sta vivendo il nostro Paese. È indispensabile immaginare un patto programmatico di legislatura che metta al centro le urgenze e ponga come prioritari il tema dello sviluppo economico, del supporto alle fasce sociali più deboli e che avvii un percorso di riforme, a cominciare da quella sulla legge elettorale. È dunque indispensabile convocare le forze politiche che compongono la maggioranza, attivare un tavolo sul programma che parta da quello di legislatura che deve essere rinnovato ed è necessario farlo in tempi brevi. Prioritario anche ridefinire la squadra di governo, ma non prima di avere definito il percorso, il metodo e le modalità operative di gestione della maggioranza che dovrà vedere maggiormente coinvolte le forze politiche. In questo quadro generale che deve traguardare come lasso temporale il termine della legislatura il PD ritiene indispensabile avviare un ragionamento anche sulle prossime elezioni politiche».

Dal canto suo Stella Alpina «Ribadisce la validità dell’attuale maggioranza che in un periodo straordinariamente complesso ha ben operato e prosegue nell’azione di governo approvando atti importanti per la collettività e il territorio». Perciò «Stella Alpina ritiene sia necessario che le forze politiche, che sostengono il Governo regionale, si incontrino a breve termine per definirne il perimetro politico e per stabilire le priorità amministrative».

Critiche da Rete CivicaSecondo Rete Civica «Dopo tanto travaglio, fumo, sommovimenti impressionanti la montagna ha partorito un topolino. Non è stato deciso nulla, solo un tirare a campare, con una crisi che dura da oltre un anno e che non viene assolutamente risolta. La crisi è nata nei primi mesi del 2021 dal rifiuto del capogruppo regionale UV e di altri esponenti unionisti di dare attuazione al Programma di governo concordato fra Pcp e Autonomisti. Il disegno era di rompere con Pcp e di lavorare per una intesa con la Lega. Dopo oltre un anno tale disegno si è clamorosamente concluso con un nulla di fatto».

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