Dal giornale

L’antica origine dell’espropriazione legalizzata delle terre collettive

L’antica origine dell’espropriazione legalizzata delle terre collettive
Dal giornale 23 Gennaio 2021 ore 14:50

Se si pensa ancora che il “land grabbing”, cioè l’accaparramento, dunque l’espropriazione delle terre collettive sia un fenomeno recente, converrà allora fare un breve salto nel passato per comprendere come questa dinamica fu già utilizzata dagli antichi romani invasori, che cancellarono prima di tutto questa forma di utilizzo non individuale dei beni naturali tipica delle società tribali, disgregando allo stesso tempo le stesse e prendendo possesso delle migliori estensioni dei territori conquistati. Quella che venne chiamata centuriazione fu la parcellizzazione di terre conquistate e sottratte alle popolazioni locali per essere assegnata a nuovi coloni ed ai legionari veterani di tante guerre di espansione. Dunque, una precisa strategia sia di sfruttamento intensivo delle stesse che di controllo del territorio e di consolidamento del potere. A cominciare dal XIII secolo, dunque ancora in epoca medioevale, in Inghilterra cominciarono a vedersi gli effetti di una nuova istituzione che si andrà poi ad imporre in tutta quella Nazione, gli “enclosure acts”. Questa strategia legalizzata fu ideata e sostenuta dai pochi grandi proprietari e dagli aristocratici a tutto loro vantaggio, impoverendo e marginalizzando ancora di più i tanti contadini. In pratica fu imposto a tutti i possessori di terre di recintarle, il che economicamente fu impraticabile per chi non poteva sostenerne le relative spese e si vide costretto a vendere le sue piccole proprietà. Allo stesso tempo anche i tanti che precedentemente avevano utilizzato le terre collettive da generazioni si videro vietato l’accesso alle stesse con la conseguente impossibilità di beneficiare dei diritti consuetudinari relativi al pascolo, al legnatico ed alla spigolatura. Ebbe allora inizio quell’esodo di popolazioni rurali verso gli agglomerati urbani che avrebbe costretto i suoi componenti a ridursi ad accettare condizioni di abitabilità e di sfruttamento disumani. Una dinamica che da tempo caratterizza i Paesi del Terzo e Quarto Mondo, con l’espansione esponenziale delle locali bidonville, al punto tale che da qualche anno a livello mondiale per la prima volta nella storia umana la popolazione urbana ha superato quella della campagna. Un segnale questo molto preoccupante.

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