Dal giornale

«Io, da vittima di bullismo a scuola a stella della pole dance sui social»

«Io, da vittima di bullismo a scuola a stella della pole dance sui social»
Dal giornale 24 Aprile 2021 ore 05:29

Uno studio dedicato alla pole dance a Saint-Cristophe, con 5 pali e 60 iscritti. L’istruttrice è Simona Spataro, 28 anni, di Aosta, che, dopo aver insegnato in palestre in tutta Italia ed esser diventata atleta della nazionale italiana, a settembre 2019 ha deciso di fondare la “Pole Dance Aosta”, unica realtà completamente dedicata a questa disciplina sportiva, che intorno al palo costruisce figure artistiche e talvolta acrobatiche, coreografie o semplici esercizi ginnici. «Pur andando incontro alle esigenze anche di chi è a un livello più avanzato, parto sempre da zero, dal riscaldamento, potenziamento muscolare e stretching a terra, prima di passare al palo» precisa Simona Spataro che aggiunge: «La pole subisce anche influenze dalla più sensuale lap dance, ma se ne differenzia per la chiave ginnica e artistica, e per il fatto di utilizzare il palo al 100 per cento, mentre nella lap è un semplice sostegno della ballerina, che di solito danza con i tacchi». Simona Spataro ha un passato da atleta di ginnastica artistica preagonistica (per sua volontà non ha voluto scegliere l’agonismo) e ha conosciuto la pole dance nel 2014, subito dopo aver lasciato la ginnastica e non appena tale disciplina, nota in Italia fin dal 2010, finalmente è arrivata ad Aosta, grazie all’istruttrice Arcangela Redoglia, acrobata aerea che si è in seguito dedicata alla pole. Non appena Simona l’ha provata, se ne è innamorata e, nel 2015, ha frequentato 2 incontri formativi per diventare istruttrice. «Mi affascinava l’effetto giostra, poiché il palo gira, aggiungendo divertimento alla fatica degli allenamenti. - racconta Simona Spataro - Non ho schemi precisi, ascolto il mio corpo e cerco di non sovraccaricarlo troppo. Ho anche partecipato a gare di pole come atleta élite, scegliendo la declinazione artistica, piuttosto che quella sportiva o exotic, che ha meno regole, ma vorrei dedicarmi soprattutto alla mia attività di insegnamento». Simona Spataro, che alla scuola superiore ha subito episodi di bullismo verbale da parte di compagne di classe, che hanno cercato di minarne l’autostima e sicuramente l’hanno disamorata dallo studio, pur andando lei molto bene soprattutto nelle materie letterarie, ha trovato nella sua attività una rivincita, in cui finalmente valorizzare la propria personalità e le sue abilità atletiche. Non sopporta la discriminazione di genere, solo perché la pole è una disciplina in cui è meglio indossare top e shorts, avendo più pelle scoperta per arrampicarsi e aderire meglio al palo. Un’atleta che pratica il proprio sport in questo modo non sta dando il consenso a essere catalogata, classificata o guardata in un certo modo. Le persone orientate dal pregiudizio le fanno tornare alla memoria le bulle che ha incontrato negli anni scolastici e che, alla lunga, l’hanno fatta diventare più forte e più empatica.

Simona Spataro, seguita dal talent manager Cesare Rey dell’agenzia Gamma Rey di Courmayeur, ha ottenuto importanti risultati sui social, facendosi conoscere in tutto il mondo. «Ci hanno contattato fin dall’America per parlare di collaborazioni» afferma Cesare Rey. Uno degli ultimi video virali delle esibizioni di Simona Spataro, con più di 2 milioni di visualizzazioni su Instagram, più di 3 milioni su TikTok e 8 milioni su Twitter, ha raggiunto anche l’artista della canzone utilizzata, LilNasX. «Ho iniziato l’anno scorso, - ricorda Simona Spataro - durante il primo confinamento, a pubblicare video su Instagram, poi ho proseguito su Tik Tok, che apprezzo per la maggiore freschezza e libertà, e per la possibilità di abbinare la musica. Ho provato, senza conoscere le tecniche per aumentare i follower, ed è andata bene. Mi sono stupita del successo e della notorietà che i social possono portare». Simona tuttavia, più che dai social è attratta dalla vita reale e spera solo di poter riaprire quanto prima il suo studio per continuare il lavoro con i gli allievi - dai 7 ai 60 anni -, lasciati a ottobre 2020 a causa della pandemia.

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