Dal giornale

Il sindaco di Aosta Gianni Nuti: «Non posso intervenire per togliere il cane al proprietario che lo ha maltrattato»

Dal giornale 09 Gennaio 2021 ore 03:27

Il sindaco di Aosta Gianni Nuti interviene in merito alla vicenda del cucciolo di cane maltrattato dal proprietario che era stato, per questo motivo, denunciato e a cui l’animale era stato sequestrato provvisoriamente, salvo poi essergli restituito in seguito a una sentenza del Tribunale di Aosta che ha accolto la richiesta dei legali dell’uomo di “messa alla prova” quale misura alternativa. «In seguito alla restituzione del cucciolo di Bovaro del Bernese all’uomo che lo aveva freddamente malmenato, - dichiara il sindaco Gianni Nuti - il Comune di Aosta ha ricevuto decine di sollecitazioni, con una forte risonanza sui canali social compresi quelli personali, in cui si chiede al Sindaco e all’Amministrazione comunale di intervenire, anche suggerendo un intervento formale in opposizione alla decisione del giudice utilizzando lo strumento dell’ordinanza. A tale proposito, tengo a precisare che condivido il sentimento di indignazione manifestato da tanti per la violenza perpetrata nei confronti di una vittima inerme, aggravata dai toni trionfalistici espressi dal proprietario in occasione del ritorno a casa del cane. Tuttavia, il Comune di Aosta non ha alcuna competenza né titolo per entrare nel merito di una sentenza regolarmente emessa da un organo giudiziario o per dubitare della reale volontà espressa da una persona che ha dichiarato ravvedimento e promesso di fronte alla legge di adottare un comportamento retto nei confronti del suo animale d’affezione. Sostengo dunque la necessità di promuovere azioni di sensibilizzazione e di educazione alla pace, alla costruzione di legami e di affetti contro ogni forma di azione violenta in ogni sua declinazione, ma considero pericoloso l’atteggiamento mediatico di chi aggiunge violenza verbale a violenza fisica, perché si ispira alla stessa forza mortifera. Aggiungo che, nel confutare pesantemente la sentenza di un giudice, il rischio è di indebolire lo Stato di diritto fondato sulla legge, nata proprio per difendere i deboli e perseguire principi di uguaglianza e di civile convivenza».

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