Il percorso a ostacoli della tradizione

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Come ogni anno alla vigilia della Fiera di Sant’Orso si pone sempre lo stesso problema, quello delle date.

Per tradizione e per rispetto della stessa millenaria Fiera, il 30 ed il 31 gennaio vengono rispettati da sempre. Ma turisti e con loro i visitatori extra Valle sono sempre più numerosi nel ribadire che il fine settimana precedente e più vicino alla data sarebbe la scelta più ragionevole.

Visto che l’attrazione è immensa, specie per i prodotti del legno che ormai sono vere e proprie opere d’arte di interesse di collezionisti francesi, svizzeri, piemontesi, lombardi, come anche di esperti che vengono da più lontano, non sembrerebbe essere un evento snaturante quello di cambiare di un paio di giorni il calendario.

Specie perché durante la Fiera si fermano anche le attività normali, spesso le scuole del centro e comunque la viabilità, lo sappiamo tutti bene, subisce un tale freno da rendere impossibile sia il parcheggio sia la movimentazione di auto e merci nel centro per almeno tre o quattro giorni, i due della fiera più quello prima e quello dopo per i preparativi.

Si tratta del solito dibattito molto valdostano del “fino a quando” e “fino a dove” il particolarismo vada preservato, con quale a quanta rigidità sia necessario resistere alle mutazioni del tempo, e quanto invece sia utile adeguare anche le abitudini socio-culturali all’evolversi della società. Saluto con favore che sia prevista una geolocalizzazione degli espositori, un avanzato applicativo web (che al momento in cui scrivo non sembra funzionare perfettamente, forse perché in fase di test?!), segnale che l’esigenza di mettersi al passo coi tempi si sia fatta sentire.

La Fiera di Sant’Orso, è vero, è una festa, la festa dei valdostani, delle origini, del passato che si fa presente, dei mille artigiani che espongono e di coloro che sono a loro collegati, delle tradizioni tramandate, del lavoro duro e del lungo inverno da attraversare; ma lo sbocco, economico e culturale, è ormai anche fuori valle e di questo tutti sembrano essere gratificati, sia per vendita delle opere in legno sia per il notevole afflusso turistico.

Allora, perché non agevolarlo, invogliarlo questo afflusso turistico, invece di renderlo come per i trasporti, un annoso percorso ad ostacoli? Il dibattito puntuale ogni anno ancora una volta è aperto.

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