Dal giornale

I mille anni (o quasi) della chiesa di Arnad Un anniversario per celebrarne la bellezza

I mille anni (o quasi) della chiesa di Arnad Un anniversario per celebrarne la bellezza
Dal giornale 09 Gennaio 2021 ore 23:59

«Nel 2020 cadeva - secondo la tradizione, i ritrovamenti archeologici e secondo le parole ed il libro del compianto parroco di Arnad don Nouchy - il millenario della costruzione della chiesa parrocchiale di Arnad (eccetto il campanile, costruito alcuni secoli dopo) e di un piccolo "lazzaretto" (scomparso alcuni secoli fa e di cui si è persa la memoria).

All'inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso fu definitivamente chiuso il vecchio cimitero medioevale che si trovava sotto la pavimentazione della chiesa e dove la presenza di alcuni mattoni testimonia (secondo gli operai dell'epoca, da cui ebbi questa conferma) la chiusura delle antiche "scale" o simili che permettevano di accedere al cimitero medioevale. Tra l'altro furono ritrovate alcune monetine, in una ciotola, molto consunte che risalivano, secondo la perizia del professore Orlandoni (scomparso da alcuni anni) all'XI e XII secolo. Non essendoci all'epoca le leggi attuali, il parroco don Nouchy ne diede alcune ai muratori che ivi lavoravano. Mio padre ne ebbe una molto piccola, usurata che secondo il perito sembra rappresentasse l'effige del conte Umberto I di Biancamano (vissuto nell'XI secolo). Malauguratamente alla metà degli anni Sessanta ebbi l'idea di portarla a scuola per farla vedere all'insegnante di lettere. Mi fu rubata da qualche "compagno" di scuola, perché malgrado le ricerche che feci con la bidella dell'Istituto non la ritrovai più. A detta degli operai al centro del cimitero vi era sepolto il "popolino", gente poverissima. Alle estremità si trovavano le tombe, mal ridotte, del clero e della piccola nobiltà locale, dove fu trovata - come scritto - “una ciotola” con le monetine.

La chiesa fu costruita dai frati Benedettini che, oltre a svolgere le attività pastorali e caritatevoli, si dedicavano alla bonifica dei terreni vicino all'attuale Statale 26, zone all'epoca molto umide, malsane per la presenza di zanzare (della malaria?) e vari insetti.

Pregevoli sono anche i dipinti murali del sottotetto che quasi nessuno conosce. Purtroppo con il passare del tempo e a causa delle costruzioni sovrapposte sono ormai molto sbiaditi e rovinati.

Questo mio scritto è una reminiscenza di quello che, soprattutto, mi dicevano i muratori ed operai (ormai tutti scomparsi) che per circa due anni hanno lavorato in questa chiesa, per restaurarla e sistemarla al meglio. Purtroppo, come quasi tutte le chiese della zona, è sempre chiusa, tranne durante le funzioni religiose e proprio oggi ho visto un piccolo gruppo di persone che la voleva visitare malgrado le restrizioni del Covid-19».

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