Dal giornale

Francesco Lucchetti, una vita sempre in sella Dal nulla creò un’azienda di grande successo

Francesco Lucchetti, una vita sempre in sella Dal nulla creò un’azienda di grande successo
Dal giornale 02 Gennaio 2021 ore 03:39

Francesco Lucchetti non aveva paura delle salite. Che fossero quelle che amava affrontare in bicicletta oppure quelle metaforiche dell’esistenza, si alzava sui pedali e arrivava in cima, sempre con il sorriso. L’infanzia avara ne aveva forgiato il carattere, gli aveva insegnato a non scoraggiarsi mai. Il giorno della Vigilia di Natale ha chiuso gli occhi per sempre, circondato dall’affetto di tutta la sua famiglia, un privilegio raro in questi tempi difficili. I funerali sono stati celebrati sabato scorso, 26 dicembre, nella chiesa parrocchiale di Châtillon.

Era nato più di 88 anni fa, il 20 agosto del 1932, a Carrara. A soli 5 anni si trasferì in Valle d’Aosta, a Châtillon, prima in località Conoz e poi in via della Stazione, al seguito del papà Guido - uno dei tanti “carrarini” emigrati per trovare lavoro nelle miniere valdostane - e della mamma Matilde Zeni. Anni difficili, anni di guerra. Francesco conseguì la licenza di quinta elementare, poi dovette lasciare i banchi di scuola e trovarsi un lavoro facendo il garzone di bottega. Francesco, però, non era tipo da farsi scoraggiare. Diventò elettricista attraverso un corso per corrispondenza e fu assunto alla Soie (la fabbrica che poi divenne Montefibre). Intanto aveva cominciato a farsi conoscere nei ristoranti e negli alberghi della regione riparando le macchine per il caffè. Fu forse per questo che quando il grande imprenditore friulano Lino Zanussi cercò anche in Valle d’Aosta un referente del suo gruppo, la sua scelta cadde proprio su Francesco Lucchetti, un uomo che come lui era partito dal niente e che, come lui, aveva lo spirito e le capacità per affermarsi. Il sodalizio tra Lucchetti e la “Zanussi Electrolux” era destinato a durare a lungo: il marchio è rappresentato ancora adesso - dopo oltre sessant’anni - da Lucchetti Attrezzature Alberghiere, al cui timone dal 1993 stanno i due figli di Francesco, Guido e Paolo.

Sposatosi con Wilma Bordet, nel 1959 aveva aperto a Châtillon Elettrocasa, il primo negozio di materiale elettrico che si specializzò rapidamente nella vendita di elettrodomestici a marchio Rex (sempre del gruppo Zanussi). Francesco e Wilma furono tra i primi in Valle d'Aosta a lanciarsi in questo settore e colsero il momento giusto: erano gli albori del boom economico che trasformò in poco tempo gli elettrodomestici da oggetti di lusso per pochi a costosi, ma non impossibili, sogni per le famiglie italiane del tempo. All'inizio degli anni Sessanta Francesco Lucchetti iniziò ad occuparsi anche del settore professionale, vale a dire dei macchinari destinati a comporre gli impianti di cucina di ristoranti e alberghi, strutture che proprio in quegli anni cominciavano a sorgere in Valle d'Aosta di pari passo con l'aumentare del turismo. Sino ad allora per realizzare un impianto del genere bisognava spostarsi nei grandi centri urbani, come Torino o Milano. La sua attività crebbe in fretta, di pari passo con la considerazione che i suoi clienti avevano di lui e della sua azienda. Installò elettrodomestici nei ristoranti e negli alberghi di tutta la Valle, da Gressoney a Courmayeur. All’inizio degli anni Ottanta venne aperto un secondo punto vendita, in via Parigi, ad Aosta.

Nella sua vita non è mancato neppure l’impegno nell’amministrazione: all’inizio degli anni Ottanta fu infatti consigliere comunale a Châtillon.

Oltre al lavoro e alla famiglia, “Franzé” - come lo chiamavano gli amici - coltivava pure la passione per lo sport: calciatore da giovane, fu poi allenatore e infine, negli anni Ottanta, presidente del Châtillon che militava in prima e in seconda categoria. Amava il ciclismo e gli piaceva mettersi alla prova sulle pendenze più dure delle salite non solo in Valle d’Aosta ma anche sulle Dolomiti e in Francia. Per i suoi 80 anni, con la sua nuova bicicletta si tolse la soddisfazione di scalare il Galibier insieme al fratello Carlo e al figlio Paolo. Una dimostrazione di tenacia fuori dal comune, una pedalata alla volta, partendo dal fondo per arrivare in cima, una metafora di tutta la sua vita.

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