Elezioni immobili

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L’andamento di queste elezioni appena passate è piaciuto a qualcuno ed è piaciuto meno a qualcun altro. C’è chi ha vinto, chi ha perso, chi ammette peggioramenti, chi rivendica miglioramenti.

Il perdente unico e certo, visto da ogni angolatura colorata, è il senso civico unito alla modernità.

Ad Aosta infatti sembrava di stare negli anni Settanta, con una campagna cartellonistica, fatta di immagini e simboli attaccati ancora con la colla, come uno spot pubblicitario d’antan. Oggi, in un 2024 in cui la comunicazione si fa prevalentemente sui social, e sono sempre meno le persone che leggono perfino i giornali (ahimè), è il web il primo protagonista della notizia.

La strada è la seconda; perché la politica, specie in luoghi ancora a misura d’uomo, come la Valle d’Aosta, si fa tra le persone.

In terza battuta i protagonisti sono senza dubbio i socialmedia: strumento efficace, efficiente, veloce, praticato dalla maggioranza della popolazione per ogni tipo di contatto.

Di sicuro il politico locale non necessita di un manifesto 70/100, che per essere montato insieme agli altri, occupa metà del marciapiede, bloccandone l’accesso per un invalido o una persona con problemi di mobilità. Va bene pubblicare i necessari elenchi dei candidati, ma eccedere indica mancanza di visione.

A parte gli incivili atti vandalici profusi su certi cartelli, che sottolineano la mancanza di educazione di alcuni soggetti, è l’uso indiscriminato di cartelli sui marciapiedi e nelle zone di passaggio che suscita perplessità. Che l’Amministrazione aostana, tanto attenta nel disegno geometrico della ciclabile ecologica che affianca le strade, non si sia resa conto che rendeva Aosta inaccessibile ai disabili durante il periodo elettorale?

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