Dal giornale

Egomnia, gli inquirenti: «Elezioni 2018 condizionate dalla mafia ma nessuna prova del voto di scambio»

Dal giornale 05 Novembre 2022 ore 23:25

Prima il sollievo per l’archiviazione dell’inchiesta Egomnia richiesta dagli stessi inquirenti, poi la doccia gelata delle motivazioni che, in estrema sintesi, evidenziano che benché non siano stati commessi reati le elezioni regionali in Valle d’Aosta del 2018 sono state condizionate dalla ‘ndrangheta. Infatti, secondo la Direzione distrettuale antimafia «Che sostegno elettorale, promesso, accettato ed effettivamente assicurato dai componenti del locale di Aosta, vi sia stato anche in occasione delle elezioni del 2018 in Valle d'Aosta, appare obiettivamente riscontrato dall'esito delle indagini» e i «Candidati sostenuti» erano consapevole della «Loro appartenenza all'organizzazione criminale» ma non c'è prova dello scambio. Tra i 23 indagati anche gli ex presidenti della Regione Antonio Fosson, Laurent Viérin e Renzo Testolin, l'ex assessore regionale Stefano Borrello, l'ex consigliere regionale Luca Bianchi, il ristoratore Antonio Raso, Roberto Di Donato e Alessandro Giachino. Antonio Raso, Roberto Di Donato e Alessandro Giachino sono tra i condannati in primo e secondo grado nel processo sull’inchiesta Geenna su una locale di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Secondo il pm Valerio Longi della Dda di Torino le «Utilità procurate» dopo la competizione elettorale «E normalmente in costanza di carica, costituiscono il tipico esempio sintomatico dell’esistenza dell’accordo» tra politici e ‘ndranghetisti. Tuttavia di ciò «Difetta la prova» dato che «Non erano trascorsi che pochi mesi dalle elezioni del maggio 2018 al gennaio 2019», quando erano scattati gli arresti dell’operazione Geenna, «L’indagine madre», che aveva avuto «Un impatto considerevole sulla situazione in Valle d’Aosta, anche solo impedendo ai soggetti attinti dalle misure cautelari di perpetuare quei contatti ampiamente emersi» nel corso dell’inchiesta Egomnia. Per la Dda «Non vi era stato, dunque materialmente il tempo» perché si manifestassero «Quei comportamenti sintomatici, in termini di utilità procurate o di disponibilità manifestata, di un accordo preesistente alla competizione elettorale». Mancando gli elementi della preesistenza di un accordo «Per il voto di scambio, difetta la prova logica dell’esistenza di tale accordo, non essendo evidentemente sufficiente la prova del sostegno elettorale da parte di persone appartenenti alla ‘ndrangheta decise ad orientare il consenso elettorale, forti della propria riconosciuta appartenenza». Insomma, secondo la Dda di Torino «Luca Bianchi, Renzo Testolin, Laurent Viérin, Stefano Borrello» sarebbero stati «Tutti dichiaratamente sostenuti dai componenti del locale di Aosta» in occasione delle elezioni regionali del 2018. Il riferimento è alla «Strategia multi candidato» confermata in quella che viene definita la «Fondamentale conversazione» del 21 maggio 2018 tra Marco Fabrizio Di Donato e Alessandro Giachino «I quali, a spoglio non ancora ultimato, per un verso dimostrano di essere perfettamente informati sul numero dei votanti, a maggior conferma del loro interesse per le elezioni, per altro verso si dicono soddisfatti che “noi mal che vada saremo in quattro... cinque parti”, con puntuale riferimento ai candidati sostenuti che risulteranno effettivamente eletti». Il pm Valerio Longi della Dda di Torino annota ancora: «Né si tralasci di considerare» l'esortazione «Prontamente accolta da Antonio Fosson» di «Passare da “Tonino della Rotonda” (Antonio Raso, ndr) perché», gli aveva detto un'altra persona, «Sai che lì... sai che lì passano tutti». Secondo la Dda si tratta di «Elementi, obbiettivamente, sintomatici e significativi dell'interesse e dell'intervento dei componenti del locale di Aosta (imputati e condannati in primo e secondo grado per il reato di cui all'articolo 416 bis) in occasione della competizione elettorale regionale del 2018».

Il dibattito in Consiglio Valle

Argomentazioni rese note giovedì 3 novembre che hanno avuto l’effetto di una doccia gelata sul Consiglio Valle. Infatti durante la seduta del giorno precedente il “caso Egomnia” era stato al centro di un lungo dibattito in chiave “garantista”. In apertura dei lavori il presidente Alberto Bertin aveva osservato che questa vicenda giudiziaria «Ha messo a dura prova le persone che a vario titolo sono state coinvolte, per le quali, finalmente, dopo oltre 3 anni, si è conclusa». Parole criticate da Stefano Aggravi della Lega Vallée d’Aoste, secondo cui «Il 16 dicembre 2019, quando iniziò questo triste percorso, il consigliere Bertin, oggi presidente, ricordò che questa era innanzitutto una questione politica che riguardava tutta la società. Il Presidente disse anche che non bastava inseguire un fatto di cronaca quando succede qualcosa e poi dimenticare con la solita velocità della memoria del pesciolino rosso. Perché leggiamo oggi 4 stringate righe dal Presidente del Consiglio?». Per Erika Guichardaz di Progetto Civico Progressista «L'esito positivo di questa vicenda fa tirare un sospiro di sollievo e ci fa vedere vicino ai colleghi che hanno subìto accuse. Ma questo esito non può essere usato per abbassare la guardia sulla contaminazione della 'ndrangheta della Valle d'Aosta». Pierluigi Marquis di Forza Italia ha osservato che «Le questioni giudiziarie hanno visto uscire tutti in modo pulito sia dal procedimento Egomnia che da altre inchieste come quella della Corte dei Conti. Spiace rilevare che le sentenze di assoluzione o di archiviazione siano arrivate dopo lunghi anni di attesa in cui i politici si sono trovati un fardello pesantissimo sulle spalle che si porteranno nel corso della vita». Sempre per Forza Italia Mauro Baccega ha ricordato: «Il Consigliere Mauro Baccega (FI) ha ricordato alcune affermazioni compiute nella precedente Legislatura: «“Vi vogliamo mandare tutti in galera” diceva all'epoca il Movimento 5 Stelle che oggi non più presente su questi scranni. Il presidente Bertin ha più volte sostenuto quanto dicevano i 5 Stelle, dimostrando solidarietà in questa direzione. Per fortuna, in questi anni sono arrivate anche dimostrazioni di solidarietà e il mio, oggi, è un grido di felicità nei confronti di chi è stato assolto». Marco Carrel di Pour l'Autonomie ha espresso «Solidarietà umana a tutti i coinvolti nell'inchiesta e grande amarezza per quanto tutto questo ha influito sulla storia politica della nostra regione». Aurelio Marguerettaz dell'Union Valdôtaine ha sostenuto: «La magistratura faccia il suo lavoro, ma la politica cessi di speculare in modo infame. Io, oggi, me la prendo con la politica e con quella parte di stampa che, per qualche vendita o visualizzazione in più, fa dei titoli che descrivono la classe politica come una classe di farabutti. Questa è una speculazione politica». Sempre per l’UV Giulio Grosjacques ha aggiunto: «L'archiviazione dice che i politici che sono stati infangati da questa indagine non ne sono coinvolti». Alberto Chatrian di Alliance Valdôtaine - Vallée d’Aoste Unie evidenziato che «Dal punto di vista umano, finalmente, le persone coinvolte sono state liberate da un incubo giudiziario. Nel 2019 il nostro collega di gruppo Laurent Viérin ha dato immediatamente le dimissioni, decisione non facile ma nel totale rispetto e in difesa delle istituzioni. Analogamente anche il Presidente della Regione e altri consiglieri decisero di dimettersi anche dal ruolo di consigliere». Per Stella Alpina l’assessore alle Opere pubbliche Carlo Marzi ha dichiarato che «La politica si trova sempre sola nei momenti in cui lei stessa viene esposta al giudizio preventivo e sommario dell'opinione pubblica. Esprimiamo, come Movimento, vicinanza a tutti i colleghi coinvolti nell'inchiesta e, in particolare, all'uomo, amico e allora assessore regionale Stefano Borrello». Per il gruppo Federalisti progressisti - Partito Democratico Paolo Cretier ha sottolineato che «Le sentenze vanno accettate e l'archiviazione è un elemento positivo per chi è stato indagato» mentre Claudio Restano, appartenente al Gruppo Misto, si è soffermato «Sul comportamento della politica quando è interessata in prima persona da inchieste di questo tipo, il cui agire viene condizionato dalla volontà di alcuni gruppi consiliari di cavalcare queste vicende. La magistratura ha il dovere di investigare e la politica non ha il compito di giudicare. Il suo ruolo è quello di amministrare e di programmare il futuro». Il presidente del Consiglio Alberto Bertin ha concluiso: «Non si può negare che questa vicenda penale abbia creato le condizioni per uno scioglimento anticipato di questo Consiglio: un fatto storico, mai accaduto prima. Un'indagine che ha coinvolto le persone in modo diverso, chi più chi meno, ma resta il fatto che tre anni per chiudere una vicenda siano assolutamente tanti: una giustizia con tempi così lunghi è di per sé ingiusta. Resta anche una questione politica: la presenza della 'ndrangheta in Valle deve essere contrastata in modo chiaro e senza impedimenti, innanzitutto dalla politica che non deve mai abbassare l'attenzione, dotandosi di tutti quegli strumenti a contrasto dei fenomeni mafiosi che da sempre cercano di condizionare i territori, di crearsi uno spazio in tutte le regioni, anche in Valle d'Aosta. Questo è un punto fermo che rimane al di là di ogni altra considerazione».

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