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E’ un aostano il mago dei giochi di luce dello spettacolo di Capodanno a Parigi

E’ un aostano il mago dei giochi di luce dello spettacolo di Capodanno a Parigi
Dal giornale 09 Gennaio 2021 ore 23:59

Dal 2016 al fianco di Jean Michel Jarre, pioniere della musica elettronica, Jvan Morandi ha contribuito anche al grande spettacolo dell'ultimo dell'anno, che ha moltiplicato l’esperienza sensoriale del concerto dell’artista nella cattedrale di Notre Dame a Parigi. Nato nel 1969 e vissuto ad Aosta fino alla decisione di trasferirsi all'estero, prima in Francia e poi nel Regno Unito, Jvan Morandi aveva cominciato a lavorare come tecnico delle luci nei fine settimana. «Collaboravo con Renato Fumasoli e Liliana Nelva Stellio - ricorda Jvan Morandi - sia nei concerti che per il Teatro dei piccoli e per la Saison culturelle».

«Nel 1993 sono partito, per le mie aspirazioni la Valle d'Aosta era limitante. - afferma Jvan Morandi - Decisi di andare a Parigi però non riuscivo ad inserirmi nell'ambiente teatrale. Un amico mi invitò a Manchester, dove si tiene un importante festival di teatro. Poi mi sono trasferito a Londra, città in cui ho conseguito un Master di design alla Central School of Speech and Drama. Mi sono occupato di “performing art”, teatro, opera e poi di concerti e tournée mondiali». Nel 2001 ha fondato la sua società, la Placing Shadow, e da 4 anni vive in Scozia dopo aver lasciato Londra, dove aveva abitato per 25 anni. «Mi considero un artigiano dello spettacolo. - afferma Jvan Morandi - Il mio è uno studio piccolo, non voglio che cresca troppo: cerco di sviluppare soluzioni tecniche di design e creare spettacoli originali». La sfida consiste nell’impiego di materiali, tecniche e creatività presi in un ambito per utilizzarli in un altro, diverso, come è accaduto per il concerto di Parigi, con l'ulteriore difficoltà di essere in un momento di severe limitazioni a causa della pandemia. «Lavoravamo già in parte in remoto - ammette Jvan Morandi - ma questa volta ad essere messo alla prova è stato l’aspetto della condivisione. Il nostro gruppo era composto da una ventina di professionisti provenienti da Russia, Bielorussia, Francia, Belgio, Australia, Italia e Scozia. E’ diventato un enorme esercizio di comprensione tra persone, superando barriere di linguaggio e software che non sono mai stati ideati per comunicare». L’impegno più grande è giunto con Jean Michel Jarre. «Lavoro con lui dal 2016, - riferisce Jvan Morandi - sono uno dei suoi collaboratori più stretti, lo aiuto a realizzare i progetti di spettacoli: diciamo che lui scrive il libro, io correggo la grammatica. Oltre ad essere un grande musicista è instancabile, ha 73 anni ma ne dimostra 50 e riesce a lavorare fino a 20 ore al giorno. Quando prepariamo un concerto, lavoriamo da 3 a 5 mesi a distanza, in 4 o 5 nazioni diverse, e ci incontriamo direttamente nel luogo in cui si svolgerà l'evento. Per “Welcome to the other side” a Notre Dame, mi sono confrontato di persona solo con i creatori tecnici, che sono di Ivrea, quando sono tornato in Italia lo scorso novembre. Sono Lapo Germasi, Victor Pukhov e Antonio Vitillo della “Manifattura italiana design”, agenzia specializzata nel design e nello sviluppo di progetti fisici e digitali. Abbiamo lavorato insieme alla Biennale di Venezia e ora con Jean Michel Jarre. Il concerto in diretta ha raggiunto 75milioni di persone: un trittico tra lo spettacolo laser sull'esterno della cattedrale, all'interno il concerto vero e proprio, in cui Jean Michel Jarre suonava dal vivo in sincronia con il suo avatar, e poi la realtà virtuale. Tutto è stato filmato da 3 cameramen in digitale all'interno della cattedrale, ma erano a Parigi, a Bordeaux e Mosca. Lo spettacolo è stato mixato dal vivo da Jean Michel Jarre a Parigi. Io mi occupavo delle stanze virtuali: potevi sentire il tuo vicino sgranocchiare i pop corn e parlare con lui, che magari stava seguendo il concerto da Tokyo». «Questa potrebbe essere la soluzione per salvare una intera generazione di artisti e tecnici dello spettacolo. - conclude Jvan Morandi - Realizzare gli eventi in un luogo fisico, con tutte le restrizioni, e amplificarlo in modo virtuale, anche chiedendo un solo euro per il biglietto. In questo modo le produzioni continueranno ad esserci, ed eviteremo di creare un "buco" in professionalità che impiegano anche 30 anni a formarsi». Lo spettacolo di Notre Dame si può vedere su YouTube.

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