Dal giornale

Doppio cognome ai figli: una storica sentenza della Corte Costituzionale

Doppio cognome ai figli: una storica sentenza della Corte Costituzionale
Dal giornale 07 Maggio 2022 ore 11:47

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima l’attribuzione automatica del cognome del padre ai nuovi nati, i quali, quindi, assumeranno anche quello della madre nell’ordine stabilito dai genitori, salvo nel caso in cui essi decidano di assegnare solamente quello di uno dei due. In mancanza di un accordo di entrambe le parti, sarà compito del giudice intervenire nella decisione in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico.

La decisione di assegnare il solo cognome del padre era motivata dal fatto che, mentre la maternità è sempre certa, ciò non vale per il papà: un tempo, l’attribuzione del cognome rappresentava allora il riconoscimento formale della paternità.

In merito alla possibilità del doppio cognome in Italia, Clotilde Fercellati, assessora alle Pari opportunità al Comune di Aosta, afferma: «È un’opportunità importante perché è un riconoscimento per entrambi i genitori. È anche un sintomo di civiltà, forse doveva essere concessa prima ma vediamo il lato positivo. Penso che verrà richiesta da molti genitori d’ora in poi, soprattutto nei casi in cui la coppia è affiatata. Spero non diventi un pretesto per le coppie separate per “strattonare” i figli, discutendo riguardo al cognome da assegnare. Insomma è uno strumento in più che abbiamo a disposizione e deve essere utilizzato bene».

La sentenza della Corte Costituzionale è accolta favorevolmente da chi si occupa di diritto di famiglia. Non mancano, però, dubbi riguardo alla sua applicazione pratica. «È un principio di civiltà ed è triste che sia stata necessaria una sentenza per affermarlo. - osserva l’avvocata Paola Roullet esperta di diritto civile con studio a Saint-Christophe - Il problema sorgerà su come gestire le questioni future. Il cognome è identitario e potrebbe risultare complicato per chi deve modificare il cognome e i documenti burocratici. Personalmente mi aggiungerei subito il doppio cognome, anche se quello di mia mamma è Reich quindi sarebbe anche stato particolare Reich Roullet. Anche per i miei figli avrei approfittato di questa possibilità, è un principio corretto. Ci sarà da vedere per chi già possiede il doppio cognome, quando avrà poi figli o nipoti. Per quanto riguarda i diritti non cambia nulla, ormai tutti sono parificati».

Dal canto suo la consigliera regionale di parità Katya Foletto rileva che «È una novità importante che si doveva assolutamente attuare prima. Dal 2016 è possibile aggiungere il cognome materno ma sempre in subordine a quello paterno, con la nuova sentenza sarà possibile scegliere l'ordine e se tenerli entrambi. Si tratta di un passaggio epocale in Italia, ben lontana dalla tradizione di altri Paesi nei quali questa possibilità esiste da decenni. Dal punto di vista culturale la ricomparsa del cognome materno presuppone il recupero del 50 per cento delle proprie radici altrimenti cadute nell’oblìo. Penso che tante persone opteranno per il doppio cognome, sicuramente la scelta è personale ma sappiamo bene come più i meccanismi sono semplici e automatici più è facile che si diffondano e che questa divenga la normalità. Adesso posso aggiungere il mio cognome a mio figlio e intendo farlo finché è piccolo perché appunto la burocrazia più si cresce più è complessa. Per i nuovi nati non comporterà nessuna conseguenza, il processo è automatico a meno che non vi sia la decisione unanime di entrambi i genitori di rinunciare ad uno dei 2 cognomi. Si attendono comunque le indicazioni del Ministero per capire bene le modalità attuative. Ad oggi per coloro che cambieranno aggiungendo il cognome materno valgono le regole del 2016 e non esistono conseguenze legali. Viene presentata alla Prefettura una richiesta sottoscritta da entrambi i genitori. Ovviamente se entrambi i genitori concordano. Se il padre dovesse opporsi, tuttavia, si potrebbe innescare un conflitto legale spiacevole. La parte più complessa temo resti quella burocratica che prevede, una volta ottenuto il decreto, la comunicazione del cambiamento a tutti i soggetti che in qualche modo necessitano dei dati anagrafici, ma è certamente un ostacolo superabile nel breve periodo».

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