Dal giornale

“Dopo il commissariamento solo un pazzo potrebbe candidarsi alle prossime elezioni di Saint-Pierre”

Dal giornale 16 Gennaio 2021 ore 07:07

Paolo Lavy è un semplice cittadino di Saint-Pierre. Poco meno di un anno fa - il 6 febbraio del 2020 - il Consiglio comunale del paese di cui era Sindaco è veniva sciolto per infiltrazioni mafiose dal ministro degli Interno Luciana Lamorgese. In Municipio sono arrivati i commissari Claudio Ventrice, Diego Dalla Verde e Giuseppe Zarcone, la Giunta di Paolo Lavy è stata cancellata. Una cosa mai vista, in Valle d’Aosta.

Lo stesso Paolo Lavy ammette che è difficile scrollarsi di dosso quell’esperienza. “Ho fatto amministrazione per quasi dieci anni, adesso non me ne occupo più e non è una cosa a cui penso per il futuro. Tra qualche tempo il commissariamento terminerà, Saint- Pierre tornerà alla normalità, sempre che di normalità si possa parlare in questo periodo. Prima o poi bisognerà andare alle elezioni: francamente non so chi si potrebbe proporre alla popolazione, affrontare una simile avventura è davvero un salto nel buio”.

“Nel distacco più totale

dalla macchina comunale”

Paolo Lavy conferma di non aver più seguito le questioni del Comune di Saint-Pierre, neanche da lontano. “Dopo il passaggio di consegne sono tornato alla mia vita. Ho vissuto le vicende di questo 2020 nel distacco più totale. Non sono tornato in Municipio, le vicende dell’amministrazione non mi riguardano più”. In qualche modo Paolo Lavy ha perso pure l’interesse per la cosa pubblica. “La delusione per quanto successo è stata un colpo difficile da mandare giù. Allo shock per quanto successo in Comune è seguito quello per la pandemia”, ricorda l’ex Sindaco, che ripercorre le vicissitudini di quei giorni. Dalla sua presenza in aula a Torino in occasione dell’apertura del processo Geenna che vedeva imputata l’ex assessore Monica Carcea allo scioglimento dell’Amministrazione comunale per mafia. “L’allora presidente della Giunta Renzo Testolin mi sollevò dal mio incarico il 13 febbraio 2020. Metabolizzare il tutto è stato molto complicato. - continua Paolo Lavy - Così come è stato difficile capire che il progetto politico che avevo iniziato nel 2015 con la mia squadra non avrebbe potuto completarsi”.

La sentenza di primo grado di Geenna ha confermato i sospetti degli inquirenti su tutti gli imputati “eccellenti” del processo. Monica Carcea, attualmente agli arresti domiciliari, è stata condannata a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. A Saint-Pierre lo shock per gli arresti di inizio 2019 ha però lasciato spazio alle incertezze della pandemia e a un sostanziale silenzio su quanto succede in Municipio. “Ragiono per ipotesi, non ho certo la verità in tasca. - sottolinea Paolo Lavy - I commissari avranno dovuto affrontare temi delicati come quello del personale e delle relazioni con il Celva, senza dimenticare la collaborazione con il Comune di Sarre che avrebbe dovuto terminare l’11 settembre scorso. Materie importanti che con l’arrivo del Coronavirus possono essere passati in secondo piano. A questo punto mi chiedo che fine abbiano fatto i progetti per la gestione del campo sportivo e per la creazione della pista ciclabile in collaborazione con gli altri Comuni dell’Unité del Grand Paradis, solo per fare due esempi, e soprattutto mi pongo una domanda: quando sarà finita questa parentesi, come farà il paese a ripartire?”

Le condizioni

per le nuove elezioni

Un dubbio legittimo e più che mai attuale, considerando che il commissariamento di Saint-Pierre dovrebbe durare diciotto mesi, prorogabili di altri sei se i funzionari nominati dal Ministero dell’Interno dovessero verificare che all’inizio dell’autunno - in paese - non vi siano ancora le condizioni per andare a nuove elezioni. Una parola, quest’ultima, che potrebbe anche spaventare, vista la situazione attuale. “Cosa ne penso? Credo che solo un pazzo possa pensare adesso di mettere insieme una lista e proporsi alla popolazione. Già è difficile trovare candidati in tempi normali, figurarsi adesso”.

Eppure in paese, nonostante le restrizioni, qualche chiacchierata relativa al futuro elettorale pare esista già. “La questione non mi interessa personalmente, per quanto mi concerne il capitolo “amministrazione comunale” si è chiuso a febbraio. Ho però un’esperienza di un certo tipo e pensare alla ripartenza di Saint-Pierre, in questo momento, mi lascia quantomeno perplesso. - conclude Paolo Lavy - Dal 2010 al 2015 sono stato in minoranza, mi ero fatto un’idea sul lavoro del Sindaco e della sua Giunta. Una volta vinte le elezioni mi sono però accorto che, prima, visualizzavo solo una parte dei problemi con cui ha a che fare chi amministra: come si dice, avevo visto solo la punta dell’iceberg. Chi verrà dopo il commissariamento, peraltro, non avrà in dote le informazioni che si possono avere in un contesto normale. Obiettivamente sull’attività dei commissari si sa poco o nulla e da quel che leggo su La Vallée Notizie neanche loro sono riusciti a fare miracoli con l’appalto della neve, storicamente una criticità di Saint-Pierre. Starà a loro, però, valutare quando vi saranno le condizioni per tornare alle urne. Non li invidio, deve essere un compito difficile: a mio avviso il rischio che nessuno si presenti agli elettori esiste eccome”.

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