Dal giornale

Don Alessandro Valerioti: “All’improvviso mi sono trovato dall’altra parte dell’altare”

Don Alessandro Valerioti: “All’improvviso mi sono trovato dall’altra parte dell’altare”
Dal giornale 16 Gennaio 2021 ore 18:30

Ha da poco compiuto un anno di permanenza in quattro parrocchie della media Valle - San Pietro a Châtillon, San Martino a Pontey, Saint Germain a Montjovet e San Pantaleone ad Emarèse - tuttavia dopo l'ordinazione sacerdotale di lunedì 7 settembre scorso per don Alessandro Valerioti è cambiato qualcosa, e non solo perché è diventato vice del parroco don Andrea Marcoz.

«Sono cambiato io. - spiega il giovane sacerdote - Mi sono trovato dall'altra parte dell'altare, quasi all'improvviso: un giorno sei un fedele, il giorno dopo sei il prete che celebra. Sento una profonda gratitudine per quello che il Signore mi ha concesso di vivere, ora si dà compimento al percorso iniziato».

Don Alessandro era infatti arrivato a Châtillon l'8 dicembre del 2019, per il periodo di “tirocinio” durante il diaconato. Pochi mesi dopo è scoppiata la pandemia e ci si è dovuti reinventare tutto, il modo di relazionarsi, il cammino catechistico, le iniziative per la Pasqua. Ora che è vice parroco si presenta di nuovo un momento di chiusure e di limitazioni.

«Questi mesi da prete sono passati attraverso le celebrazioni, l'ascolto delle confessioni, le amicizie, le telefonate. - racconta - Il lavoro è incrementato, ci sono più responsabilità: prima predicavo soltanto, mentre adesso celebro Messe, funerali, battesimi, organizzando gli impegni con don Andrea. In tutto questo c'è continuità con il diaconato, soprattutto per quanto riguarda la cura del catechismo e le attività degli oratori».

Durante il primo confinamento, con don Andrea Marcoz, si erano inventati le prediche online e tanti incontri virtuali, dalla Via Crucis all'oratorio con Google Meet. «Sul territorio cerchiamo di darci una mano. - continua don Alessandro Valerioti - E c'è anche un altro viceparroco: Joseph Maria Louis Pravin Raj è salesiano, insegna religione al Don Bosco, e proviene dall'India, dal Golfo del Bengala. Insieme, ci occupiamo di Châtillon e Pontey, mentre con il parroco don Marcoz curo anche Saint Germain e San Pantaleone e, dopo che don Rinaldo Venturini si è ritirato al Priorato di Saint-Pierre, abbiamo celebrato le Messe pure a Saint-Marcel, in attesa che la parrocchia venisse affidata a don Giuliano Albertinelli, parroco di Nus e Fénis».

Le reazioni al secondo periodo di chiusura nelle parrocchie sono state diverse. «All'oratorio di Châtillon hanno deciso di sospendere per un po' le attività - prosegue don Alessandro - mentre a Pontey hanno voluto continuare anche durante la chiusura, con la Messa via Facebook e incontri online per essere più vicini alle persone a casa. Pontey è stato il primo paese, in Valle d'Aosta, ad essere chiuso, a ricevere i pacchi invece di andare a fare la spesa. Così i ragazzi della cantoria hanno realizzato per Natale un Presepe incentrato sulla condivisione: hanno creato una parete di scatole e dentro, come in un casellario, hanno rappresentato alcune scene che raffigurano l'aiutare in casa, momenti di solidarietà, vita in oratorio oppure a scuola. In fondo alla chiesa, in un baule di legno, la raccolta di generi alimentari poi distribuiti dalla San Vincenzo di Châtillon. Sono stati i primi che hanno ricevuto, nel confinamento, e ora ridanno con generosità».

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