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Crisi, intese bloccate dai veti incrociati Inizia ad allungarsi l’ombra delle elezioni

Crisi, intese bloccate dai veti incrociati Inizia ad allungarsi l’ombra delle elezioni
Dal giornale 23 Aprile 2022 ore 22:34

Dopo oltre 3 ore di dibattito sulla crisi della maggioranza regionale, il Conseil Fédéral, il parlamentino dell'Union Valdôtaine riunito nella serata di giovedì scorso, 21 aprile, all'auditorium di Quart, ha deciso, con 8 astenuti - tra questi la vice presidente del Mouvement, Sara Favre - e 1 voto contrario, di dare mandato alla commissione politica del Mouvement di continuare a trattare con tutte le forze politiche, senza preclusioni.

«Abbiamo dibattuto a lungo - spiega la presidente dell'Uv, Cristina Machet - e in questa sede il Conseil ha ritenuto di rifare un giro di consultazioni in modo da arrivare con degli elementi concreti senza porre delle preclusioni».

L'obiettivo è di ritornare davanti al Conseil Fédéral con delle proposte su cui decidere. Alla riunione di giovedì sera erano presenti quasi tutti i delegati e i presidenti delle 50 sezioni unioniste. Tra gli assenti, anche il senatore Albert Lanièce.

Il nuovo giro di consultazioni inizierà la prossima settimana, ma la «soluzione» non sarà pronta per il prossimo Consiglio regionale, previsto per mercoledì 27 e giovedì 28 aprile.

Restano 2 le strade percorribili: l'accordo con la Lega oppure l'allargamento a Pour l'Autonomie, con l'entrata tra le fila della maggioranza degli ex unionisti Augusto Rollandin e Marco Carrel. Però trovare un accordo con la base non sarà facile. Tra i presenti infatti, c'è chi si è espresso contro un possibile accordo con il Carroccio, come l'ex sindaco di Aosta Guido Grimod, e chi non sembra favorevole ad un allargamento a Pour l'Autonomie, come il capogruppo dell'Union in Consiglio Valle Aurelio Marguerettaz.

«Il Conseil Fédéral non ha scartato delle strade. - ha precisato Cristina Machet - Mi rendo conto che può sembrare un passo molto piccolo ma in realtà è un modo per poter continuare le trattative».

«Con la Lega? E allora

serve il Congrès»
Guido Grimod, sì ex sindaco di Aosta ma anche attuale componente del Comité Fédéral dell'Uv, non nasconde il suo «no» alla Lega. Come posizione «personale, e della mia sezione chiaramente siamo contro l'alleanza con la Lega. E’ uno scenario che rinnega progetti, programmi e affermazioni dell’Union Valdôtaine». Un «no» alla Lega che è di tipo «politico e inerente a valori che per fortuna ci differenziano» sottolinea Guido Grimod. L’intesa con il Carroccio «Stravolgerebbe l’attuale quadro politico e tutte le prerogative dell’attuale maggioranza, con la quale l’Uv ha lavorato, e ha lavorato bene». La scelta di andare con la Lega «a questo punto necessiterebbe di un Congrès, non può essere adottata semplicemente dal Conseil Fédéral». «Ad Aosta l'Uv governa con Pd e Pcp, su mandato elettorale. - ancora Guido Grimod - La Regione ha un sistema diverso di elezione, le cose sono più complesse e meno chiare: il punto prioritario è mettere mano alla legge elettorale, per avere una stabilità che i cittadini danno, non gli accordi post elettorali».

Ritiene invece una «ipotesi più seria politicamente» quella che contempla l’allargamento della attuale maggioranza a 18 ai 2 consiglieri di Pour l’autonomie, vale a dire gli ex unionisti Augusto Rollandin e Marco Carrel. «Si resterebbe nell’area autonomista, ha più senso» sottolinea Guido Grimod. Infine, che questo passagio politico si stia rivelando particolarmente complicato a partire dal «travaglio» nella stessa Uv, per l’ex Sindaco è normale: «Il nostro non è un movimento con 4 iscritti. E’ importante e strutturato sul territorio, e ha bisogno di confrontarsi, magari anche in maniera rude. Poi, democraticamente si vota. E ci si adegua» conclude.

«Dritti dritti alle elezioni»Ora l’attesa è per un’altra riunione: l’assemblea di Alliance Valdôtaine-VdA Unie che si riunirà martedì prossimo, 26 aprile, dalle 20.30 all’ex Hotel Londres di Châtillon. I movimenti sono presenti con 4 rappresentanti in Consiglio Valle: gli assessori Luciano Caveri e Luigi Bertschy e i consiglieri Albert Chatrian (coordinatore di Alliance) e Corrado Jordan. Insieme ai 7 unionisti in Consiglio hanno costituito una sorta di intergruppo autonomista a 11. Certo, più di qualcuno sperava di arrivare a quella riunione con la tavola apparecchiata dall’Union. Invece non è andata così.

«Mi pare serio decidere e non entro personalmente nel gioco dei veti. - dichiara Luciano Caveri - La storia politica della Valle d’Aosta è ben nota e quella parla da sola senza bisogno di proclami. Segnalo solo e confermo che a 18 non si va avanti e sono troppi i dossier indifferibili da affrontare. Lo stallo nuoce gravemente e bisogna dare a questa legislatura il suo orizzonte naturale. Altrimenti si entra nello scivolo che porta dritto dritto alle elezioni anticipate, come già avvenuto nell’ultima tornata. Chi se ne assumesse la responsabilità verrà bollato per sempre per la gravità della scelta in questa situazione complessa che obbliga alla stabilità, quella vera».

Pour l’Autonomie:

«Siamo pronti»

«Da quanto emerso dalla ricostruzione del dibattito, si evince con chiarezza che sia stata espressa la volontà di aprire un dialogo fattivo e programmatico con il nostro movimento, nell'intento di ricomporre nel più breve tempo possibile la crisi politica e dare stabilità di governo a tutti i valdostani». Lo sostiene in una nota Pour l'Autonomie che dichiara «soddisfazione» per la discussione che ha animato il Conseil Fédéral dell'Union Valdôtaine riunitosi giovedì sera a Quart. «Ribadiamo pertanto la nostra disponibilità e il nostro atteggiamento propositivo» afferma il movimento in Consiglio Valle rappresentato da Augusto Rollandin e Marco Carrel, auspicando «che lo spirito delle future consultazioni sia coerente con quanto espresso».

Forza Italia: «Anche noi»Sulla crisi della maggioranza regionale, «Per noi l'unica soluzione è un governo politico che si fondi su un'alleanza tra le forze autonomiste e le forze di centrodestra, così come avviene già, con successo, in tutte le altre Regioni a statuto speciale e dell'arco alpino. Questa sarà la proposta che sottoporremo alle altre forze politiche». Lo dice il coordinamento regionale di Forza Italia, commentando il perdurare della crisi politica in Consiglio Valle, all'indomani del Conseil Fédéral dell'Union Valdôtaine. «Questa, a nostro avviso, è una proposta seria, che garantirebbe stabilità, governabilità e un nuovo slancio per la Valle d'Aosta - prosegue il partito, guidato in Valle da Emily Rini - la politica valdostana deve inaugurare una stagione nuova, accantonando personalismi e veti, dimostrando di essere all'altezza delle sfide che ci attendono. È finita la stagione dell'ambiguità». E spiega: «Siamo di fronte a una situazione surreale: la Valle d'Aosta è paralizzata da un anno per via delle baruffe tutte interne alla sinistra. Per noi una soluzione alla crisi politica esiste e richiede un'assunzione di responsabilità che porti a un vero e proprio cambio di marcia nell'azione amministrativa, poichè la soluzione della crisi politica non può passare attraverso una mera somma di numeri». Per Forza Italia Valle d'Aosta - che non si dice disponibile «ad accettare strani pastrocchi utili soltanto a soddisfare gli appetiti dei singoli eletti» - serve «una chiara e condivisa visione politica che possa portare alla presa in carico e alla soluzione dei numerosi problemi che oggigiorno affliggono le valdostane e i valdostani».Fratelli d’Italia: «Vergogna»

«La partita si giochi alla luce del sole con ognuno che si assuma le sue responsabilità. Continuare così è oltre la vergogna». Ad affermarlo è Fratelli d'Italia Valle d'Aosta, che punta il dito contro «il teatrino» che si sta consumando in Consiglio Valle «tra i soliti vecchi burattinai e nuovi avidi burattini che si fanno prendere pure a calci pur di entrare in maggioranza per muovere qualche filo rigorosamente personale». Il partito guidato in Valle da Alberto Zucchi se la prende con la maggioranza «che continua peraltro nell'ombra a deliberare in giunta come se niente fosse mentre il Consiglio regionale è paralizzato da settimane con la scusa ufficiale di una crisi». E spiega: «Se è vero che c'è la crisi la giunta non sarebbe legittimata ad adottare gli atti rilevanti che sta adottando a raffica perché sarebbe legittimata solo all'ordinaria amministrazione. Ma se le delibere di giunta vengono approvate non si capisce il motivo per il quale il Consiglio regionale non si debba riunire». Per Fratelli d’Italia VdA «Il presidente del Consiglio ha il dovere di convocare le adunanze per le quali i consiglieri sono pagati e trattare gli ordini del giorno fino al momento in cui la crisi, se c'è, si manifesti nell'aula».

«No a nuovi ribaltoni»

«Pur comprendendo le difficoltà del momento, non siamo disponibili a inaugurare la nuova stagione dei ribaltoni». Lo scrivono in una nota i 5 consiglieri del gruppo Federalisti Progressisti-Partito Democratico, commentando la situazione della crisi della maggioranza regionale in Valle d'Aosta. I 5 consiglieri - il presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin, l'assessore Jean-Pierre Guichardaz, i consiglieri Paolo Cretier, Antonino Malacrinò e Andrea Padovani - dicono: «Siamo convinti del percorso fatto finora e rivendichiamo la validità delle azioni portate avanti da questa maggioranza autonomista-progressista e dal governo Lavevaz che ne è l'espressione». Ribadendo la contrarietà ad accordi trasversali e «ribaltoni», concludono: «Fin dall'inizio della presunta crisi ci siamo resi disponibili a trovare soluzioni per rendere più stabile la maggioranza».

Sistema elettorale inadeguato

«La crisi che si è aperta a Palazzo regionale, e che paralizza i lavori del Consiglio, non è che l'ennesimo episodio di una crisi ormai decennale che ha devastato e devasta tutte le legislature.

Una crisi che ha le sue radici in due fattori: l'indifferenza verso i contenuti programmatici e il sistema elettorale inadeguato che non favorisce la stabilità.

La principale responsabilità di questa grave situazione ricade sul partito che da vari decenni domina la politica valdostana, l'Union Valdôtaine, che ha dimostrato la sua indifferenza rispetto a contenuti e programmi e si è tenacemente opposta ad una riforma del sistema elettorale che favorisse la stabilità di governo». Lo scrive, in una nota, Progetto Civico Progressista che si è riunito in assemblea per fare il punto sulla crisi politica.

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