Dal giornale

“Così il mio corpo è diventato una tela” Luca Aldighieri si racconta in un libro

“Così il mio corpo è diventato una tela” Luca Aldighieri si racconta in un libro
Dal giornale 23 Gennaio 2021 ore 00:36

Se nella maggior parte dei casi la pratica del tatuarsi il corpo ha motivazioni semplicemente estetiche o di conformazione alle mode dei tempi, il giovane caremese Luca Aldighieri, trentadue anni, figlio del compianto ex sindaco del paese Giovanni, ha raccontato in un libro di recente pubblicazione quanto invece tale tecnica di decorazione pittorica corporale dell’uomo risponda per lui a più profonde esigenze interiori, a un’affermazione artistica del proprio intimo e della propria natura individuale.

Oggetto del volume di Luca Aldighieri, intitolato “Tra Kyoto e Osaka - Storia di un corpo tatuato” (in doppia lingua italiano-inglese, pubblicato dalla casa editrice canadese Myc Publishing), è l’autore stesso del testo, emblema vivente di come il corpo umano possa diventare un vero e proprio “racconto visivo”: con eccezione di viso e mani, infatti, il corpo di Luca è completamente ricoperto di tatuaggi, realizzati in circa otto anni di lunghe, e anche dolorose, sedute in cui il tatuatore torinese Hefrem Avagnina, proprietario dello studio Imago Amens, ha realizzato uno straordinario “affresco di carne” lungo l’epidermide della sua “tela umana”.

Luca Aldighieri, laureato in Studi internazionali dello sviluppo e della cooperazione, poliglotta, viaggiatore appassionato in tutto il mondo, ora attivo nel settore della ristorazione con diploma di hotellerie, ha voluto omaggiare il lavoro condotto sulla propria persona da Hefrem Avagnina in un libro che spiegasse anche le motivazioni personali di tale scelta, lungi dall’essere un mero capriccio ma al contrario configurandosi come un percorso esistenziale di grande respiro interiore, un’affermazione della propria personalità, un riflesso “visivo” del proprio essere profondo.

«Sono una tela umana - spiega Luca Aldighieri - e ho voluto raccontarmi in questo libro, grazie anche alle fotografie di Vilma Tarable. Ho sempre ammirato l’arte del tatuaggio tradizionale giapponese, che concepisce tale pratica come una sorta di kimono tatuato sulla pelle, rispecchiante la propria appartenenza a specifiche classi sociali ma ancor più una valenza più spirituale e filosofica del proprio vissuto, addirittura un contatto con il divino e la natura. Ogni disegno è un simbolo, ha un rimando mitico e leggendario: il dragone che ho tatuato sulla schiena è l’espressione della saggezza, la carpa del coraggio e della perseveranza, la rana, per me, del ritorno a casa. Episodi della mia vita sembrano riverberarsi nei miei tatuaggi, raccontandomi come forse le singole parole non potrebbero fare».

Il volume - destinato non solo a chi già abbia fatto dei tatuaggi ma pure a chi vorrebbe avvicinarsi a tale mondo per la prima volta, si sofferma anche sugli aspetti di cura, rimarginazione e conservazione della pelle tatuata, un aspetto di solito non approfondito. «All’inizio i miei genitori non hanno apprezzato molto questa mia decisione - ricorda Luca Aldighieri - ma in seguito hanno compreso la qualità artistica di tale pratica e soprattutto le motivazioni reali che mi spingevano ad affrontarla. Certo, è necessario farsi un onesto esame di coscienza prima di imbarcarsi in un’esperienza che, come nel mio caso, risulterà poi essere irreversibile. Fatelo solo se siete sicuri che poi vi sentirete bene».

Il volume può essere ordinato tramite contatto con l’autore su Instagram “luca_al_faus” o alla Galleria del Libro di Ivrea.

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