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Chiusi, con asporto o consegna a domicilio? I ristoratori alle prese con la zona arancione

Chiusi, con asporto o consegna a domicilio? I ristoratori alle prese con la zona arancione
Dal giornale 23 Gennaio 2021 ore 18:42

Il primo è stato La Ruota, ristorante e pizzeria di Extrepieraz, a Brusson, che fin dal confinamento dello scorso mese di marzo ha attivato il servizio di asporto arricchito da quello di consegna a domicilio, il vero punto di forza, come spiega Luana Morandi, proprietaria del locale, insieme alla madre Lucia Gerandin. Un sistema che è andato avanti ininterrottamente fino a oggi con diverse modalità: nei mesi più tranquilli solo nei fine settimana, d’estate entro le 19 per poter servire i clienti del ristorante. Se a questo si aggiungono le convenzioni con le aziende per offrire una mensa agli operai a pranzo e due affittacamere - Mi Casa Tu Casa di Extrepieraz e La Maison de Dolphe al capoluogo di Brusson - con la consegna in camera agli eventuali clienti, il gioco è fatto e le perdite, che comunque ci sono state, si sono un po’ ridimensionate. «A parte la difficoltà per le condizioni della strada d’inverno, stiamo lavorando molto bene, offrendo un servizio sia ai residenti che ai pochi turisti» dichiara Luana Morandi.

Sulla stessa lunghezza d’onda dell’asporto - ma senza consegna a domicilio - solo la sera dalle 18, è la Birreria Sans Souci di Champoluc dei fratelli Valérie e Laurent Merlet, proprietari e responsabili della cucina, che lo avevano già sperimentato durante il primo confinamento per poi interromperlo e ora riprenderlo. «Avendo meno dipendenti del solito, solo due a tempo indeterminato, era impossibile organizzare il servizio anche a pranzo. - spiega Valérie Merlet - Ci fa piacere tenere aperto con questa modalità anche per loro, pur non nascondendo la criticità legata ai pochi clienti che si rivolgono a noi, anche perché si sente l’assenza dei turisti; questo rende difficile far quadrare i conti. Siamo contenti di offrire un’opzione in più ai residenti e ai pochi turisti che possono salire grazie ai bambini iscritti agli sci club, anche per dare loro una sensazione di normalità. E’ questo, insieme alla passione per il nostro lavoro, che ci fa restare aperti, ma speravamo che potesse venire più gente nelle seconde case. Stiamo galleggiando. Fino a tutto gennaio resteremo operativi la sera, poi valuteremo se proseguire o chiudere».

Dal fronte dei contrari al servizio d’asporto in quanto anti-economico, Luigi Fosson, proprietario di Lo Bistrot di Champoluc, e Alberto Commod, titolare di Kraemerthal di Antagnod. Il primo tiene aperto a pranzo come servizio mensa per le imprese con cui ha stipulato un contratto, in modo che i lavoratori non debbano consumare il cibo portato da casa all’esterno o in macchina. «Siamo equiparati alle mense ma il ristorante è chiuso, anche perché siamo in zona arancione. - chiarisce Luigi Fosson - Non abbiamo attivato il servizio di asporto, perché non sarebbe per noi conveniente: i nostri dipendenti lavorano all’ora di pranzo e alla sera sono in cassa integrazione. Finché non sarà ripristinata la mobilità tra regioni sarà così, gli abitanti del posto sono pochi. Ogni provvedimento è tarato su un’Italia piatta, fatta solo di città, e ignora la presenza e le diverse esigenze della montagna e della campagna».

Il Kraemerthal ha chiuso ai primi di ottobre, al termine della stagione estiva, in attesa di un Dpcm più favorevole alla ristorazione e in attesa del Natale, per le cui festività c’era un certo ottimismo. In realtà sono saliti pochissimi turisti, numeri che non giustificavano l’assunzione di personale per tenere aperto il ristorante pizzeria, neppure come mensa a pranzo. «Non mi sono mai pentito della decisione di tenere chiuso: sono troppe le incertezze sui colori, sulla mobilità tra Regioni e sullo sci. - precisa Alberto Commod - Antagnod ha un bacino piccolo, non reggerebbe neppure l’asporto. Appena si potrà lavorare in condizioni normali, con le regioni gialle, la libera circolazione nei fine settimana e i clienti nel locale, riapriremo. Anche lunedì 15 febbraio, a prescindere dalla partenza o meno dello sci da discesa».

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