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Business dei castelli in crisi: dimezzati i dati del 2019 Il patrimonio storico finisce sul mercato immobiliare

Business dei castelli in crisi: dimezzati i dati del 2019 Il patrimonio storico finisce sul mercato immobiliare
Dal giornale 24 Aprile 2021 ore 00:48

Sotto le loro mura è passata la storia del mondo medievale ed ora stanno affrontando con difficoltà la peste del ventunesimo secolo. Sono i castelli lungo la strada della Valle d’Aosta, l’antica via che collega la pianura padana al nord Europa, costruiti per il controllo delle comunicazioni e trasformati dal tempo in affascinanti rovine oppure in altrettanto affascinanti dimore storiche, molte delle quali diventate alberghi, ristoranti, centri congressi, in particolare nel vicino Canavese, dove i castelli sono tutti in mano ai privati, al contrario della Valle d’Aosta, con la proprietà pubblica - Regione e Comuni - predominante.

Proprio dal Canavese arriva il grido di allarme: nell’arco praticamente di un anno l’economia legata all’utilizzo dei castelli è crollata, così tanto da indurre metterne parecchi sul mercato. Il loro futuro è infatti incerto, colpa della crisi dei matrimoni e degli eventi.

I castelli che venivano scelti come sedi di ricevimenti di nozze, di riunioni, di feste private e di soggiorni di qualità sono praticamente vuoti oppure visitati da gruppi contingentati di turisti. L’ultimo a gettare la spugna, con la decisione di cederlo attraverso le agenzie immobiliari, è stato il castello di Pavone, molto legato alla Valle d’Aosta anche perché fu acquistato e restaurato da Alfredo d’Andrade, lo studioso che meglio e più di tutti si è occupato dei nostri manieri, in particolare di Fénis e di Verrès. Sede per anni di centinaia di eventi - 4mila metri quadrati, un ristorante con 400 posti, 28 camere e 25 dipendenti - dal marzo del 2020 ha visto la sua attività ridotta praticamente a zero, come ha denunciato recentemente il proprietario Antonio Giodice, malgrado i costi fissi ammontino a oltre 20mila euro mensili.

Ora la decisione di vendere il complesso medievale di Pavone, che si aggiunge ad altre volontà di cessione già note, sempre comunicate nell’ultimo disastroso anno, riguardanti i castelli di San Giorgio Canavese, di Ozegna, di Forno Canavese e di Montestrutto a Settimo Vittone, mentre è praticamente chiuso il castello di Parella, inaugurato nel 2017, dopo un restauro da 30 milioni di euro che aveva portato alla realizzazione di 3 ristoranti, di camere alberghiere lussuose, di un meraviglioso parco e di un vasto spazio per la promozione delle eccellenze alimentari del Canavese, rivelatosi fallimentare. «E’ inutile illudersi - commenta l’imprenditore Antonio Giodice - i matrimoni si sono ridotti e hanno sempre meno invitati. Per questo settore non ci saranno riprese. Lo dimostrano tutti i castelli che hanno chiuso prima di noi. Tenere aperto è solo una grande spesa.»

In Valle d’Aosta dove i castelli privati sono una decina e dove al momento sono 2 quelli ufficialmente in vendita, l’appariscente maniero di Introd e il giudiziario di Derby a La Salle, solamente Cristina Arruga di Gressan da tempo porta avanti nel castello Tour de Villa di cui è proprietaria l’attività di accoglienza turistica in un complesso storico medievale. «L’anno scorso in estate, appena usciti dal confinamento, si è lavorato bene. Abbiamo avuto un po’ di respiro. In particolare come bed&breakfast. Dopodiché il nulla: 6 clienti da ottobre a oggi, degli stranieri di passaggio.» La sua però non è solamente una struttura dedicata all’ospitalità: alla Tour de Villa vengono organizzati anche eventi culturali e matrimoni. «Nei periodi cosiddetti “normali” avevamo una decina di sposalizi all’anno - riferisce Cristina Arruga - , nell’estate del 2020 ci siamo fermati a 4. Troppa incertezza». Finita la bella stagione, con l’autunno il lavoro, anche a Gressan, si è fermato, bloccato. Il bed&breakfast comunque non ha mai interrotto l’attività: «Io vivo qui per me non aveva senso chiudere. Però effettivamente il lavoro è stato inesistente.»

Allora di fronte alle difficoltà è emersa la necessità di pensare al «dopo», a come ricominciare. «Stiamo mettendo a punto - commenta Cristina Arruga - dei progetti di vario tipo che spero possano prendere il via non appena finiranno le restrizioni. Nel frattempo per esempio abbiamo aderito all’iniziativa “Coccola un valdostano” che consente ai residenti nella nostra regione di conoscere le strutture come la mia. Poi si lavorerà su itinerari in bicicletta e a cavallo, tour enogastronomici, sempre nella zona di Gressan. Progetti che permettano di coniugare enogastronomia e cultura. Allo stesso modo resta aperto il “capitolo” matrimoni. Siamo in trattativa con alcune coppie, però succede già che le date da maggio si spostano a giugno. Quest’ultimo è un settore che ha sofferto moltissimo, insieme a quello dell’arte ma pochi ne parlano. Gli ultimi eventi artistici che abbiamo accolto risalgono al 2019.»

Se il castello di Avise, di proprietà comunale, a breve riaprirà con la sua offerta culturale ed enogastronomica affidata alla nuova gestione di Denise Marcoz, che tanto bene sta facendo con il suo ristorante a Vertosan, anche l’Amministrazione regionale ha dovuto fare i conti con la «crisi» dei suoi castelli. Il raffronto dei numeri tra il 2019 e il 2020 è impietoso e non avrebbe potuto essere diverso, anzi pure il 2021 è già nato sotto un segno negativo. In pratica i 7 castelli regionali aperti al pubblico - Fénis, Issogne, Verrès, Savoia a Gressoney-Saint-Jean, Sarre, Sarriod de la Tour a Saint-Pierre e Gamba a Châtillon - sono passati dai 251.355 ingressi del 2019 ai 152.200 del 2020, con una diminuzione di 99.075 visitatori, pari a meno 39 per cento. «Ovviamente - spiega la soprintendente per i Beni Culturali Cristina De La Pierre - questi dati sono dovuti alla pandemia che nel 2020 ha imposto la chiusura dei castelli da marzo a maggio, e poi da inizio novembre sino a tutto dicembre. Inoltre il numero di accessi per turno di visita ha dovuto essere ridotto, praticamente del 50 per cento per garantire il rispetto della distanza interpersonale. I potenziali fruitori erano quindi già limitati rispetto agli anni precedenti.»

«Per superare questa situazione, nel mese di agosto, abbiamo addirittura - sottolinea Cristina De La Pierre - prolungato l’orario di apertura in modo da estendere l’offerta nelle ore serali, così da agevolare il più possibile l’affluenza, che nel periodo estivo è la più alta, contribuendo per circa la metà al risultato totale dell’anno. E difatti il calo nei mesi estivi è stato di poco superiore al 10 per cento, ma su base annuale, con tutti gli altri mesi di chiusura, i dati non potevano certo essere positivi, malgrado le nostre iniziative di promozione e l’impegno del personale per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale valdostano.»

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