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Articoli sportivi e noleggio sci: un disastro «Se va bene riuscirò solo a pagare le spese»

Articoli sportivi e noleggio sci: un disastro «Se va bene riuscirò solo a pagare le spese»
Dal giornale 02 Gennaio 2021 ore 06:06

Anche le tradizionali fiaccolate notturne di fine anno si sono arrese alla pandemia, con le piste da sci desolatamente «al buio», in un clima generale poco incline ai festeggiamenti. Più in generale a cedere il passo è stato tutto il turismo bianco e a subire le conseguenze di questa situazione sono anche le attività di vendita di articoli sportivi invernali e i noleggi di sci.

«Il Natale appena trascorso - sostiene André Grivel, titolare di “4810 Courmayeur” con 2 punti vendita, nella centralissima via Roma e a Dolonne - si può tranquillamente paragonare ad un fine settimana di ottobre. Dal punto di vista occupazionale stiamo lavorando con il minimo indispensabile. In una situazione normale siamo in 30, oggi non superiamo le 6 unità mentre gli altri sono tutti a casa senza occupazione, chi con la famiglia da mantenere chi con il mutuo sulle spalle. Il problema maggiore rimane l'incertezza e trovo assurdo paragonare la Valle d'Aosta al Lazio o alla Lombardia visto che abbiamo degli spazi ben diversi. Quando hanno detto cosa avremmo dovuto fare per poter aprire ci siamo prontamente attivati seguendo alla lettera le prescrizioni per non incorrere in sanzioni. Non è servito a niente. Da poco più di un anno abbiamo aperto un seconda attività a Dolonne, con abbinata all'attività di vendita e noleggio quella di bar ristorante. In vista del Natale in maniera ottimistica avevamo macellato 2 mucche che sarebbero servite per la cucina, però è stato tutto inutile visto che ci hanno fatto chiudere nuovamente. Voglio anche sottolineare che non abbiamo bisogno dei ristori, solo di lavorare».

Massimo Domaine è il titolare di 2 negozi storici di Courmayeur, Les Pyramides in viale Monte Bianco e Ulisse Sport in via Regionale. «Quello che più angoscia è l'incertezza visto che una volta dicono che siamo in zona arancione, poi rossa, poi di nuovo arancione, insomma non si capisce nulla. - afferma Massimo Domaine - E’ difficile organizzarsi e comunque le spese da affrontare sono tante. Abbiamo preparato la stagione pensando a un Natale che sicuramente sarebbe stato sottotono ma comunque in grado di farci lavorare. Ora invece se saremo bravi e fortunati alla fine della stagione con l'articolo sportivo riusciremo a malapena a portare a casa il 20 per cento del fatturato dello scorso anno. A novembre abbiamo tenuto del personale per prepararci prima per Sant'Ambrogio e poi per Natale, alla fine si è rivelato tutto inutile. Mi dispiace per i dipendenti che a malincuore abbiamo lasciato a casa. Anche loro stanno pagando pesantemente questo clima di incertezza e di rassegnazione».

A La Thuile la situazione non è sicuramente migliore. «Sono consigliere della Federazione Italiana Sport Invernali - dice Dante Berthod, titolare di noto Berthod Sport al Planibel e del noleggio sci alla partenza della funivia Golette-Les Suches - e posso dire che tutto il mondo dello sci risente di questa situazione. Quando siamo in piena attività abbiamo 12 dipendenti che ora sono tutti a casa, visto che non li abbiamo potuti riassumere. In negozio vendiamo l'attrezzatura concernente lo sci, compreso l'abbigliamento. Essendo tutto fermo è inutile rimanere aperti. Abbiamo noleggiato qualche paio di sci ai ragazzini dello Sci Club, niente più. E' un vero e proprio bagno di sangue. E pensare che abbiamo dovuto investire anche per la messa a norma dei locali, per potere aprire in sicurezza. E’ stato tutto inutile. Non lavorando a Sant'Ambrogio e a Natale abbiamo perso almeno il 50 per cento della stagione e ci troviamo con i magazzini pieni di merce che prima o poi dovremo pagare».

«Siamo aperti solo per coloro che hanno la necessità di laminare gli sci - racconta Yari Pellissier, titolare del noleggio sci Le Petchoù Lindo a Chanavey di Rhêmes-Notre-Dame - o per qualche altra piccola manutenzione, però è come se fossimo chiusi visto che non c’è nessuno. Il problema maggiore è che non ci si può organizzare e neanche programmare eventuali investimenti. Questa per noi è la nostra seconda stagione invernale. Eravamo ottimisti visto che la precedente è andata molto bene, anche se a causa del primo lockdown abbiamo perso 22 giorni di lavoro. Se alla fine riuscirò a pagare le spese sarò già contento».

Paolo Picchiottino è il titolare del noleggio Plan Bois a Pila: «In seno all'Espace Pila, il consorzio turistico, rappresento i gestori dei noleggi sci di tutto il comprensorio. Al momento come tutte le altre attività siamo chiusi e Pila è una stazione fantasma. Se si riuscirà ad aprire entro la fine di gennaio qualcosa si potrà salvare, diversamente sarà una stagione devastante per noi e per tutto l'indotto con una perdita vicina al 100 per cento. Se apertura sarà, si dovrà comunque fare a meno degli stranieri. Diversi alberghi hanno già rinunciato e rimarrano chiusi».

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