Anniversario dell’Istituto storico, i retroscena di una bella avventura

Anniversario dell’Istituto storico, i retroscena di una bella avventura
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Un viaggio a Roma, l’entusiasmo di due giovani, l’incontro con Paolo Gobetti e la lungimiranza di Giulio Dolchi, allora presidente del Consiglio regionale valdostano, sono il retroscena della nascita dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea. I due erano Ezio Trussoni, poi primo direttore scientifico, e Angelo Quarello che, giovedì 30 maggio nella sala conferenze della Bcc Valdostana ad Aosta, ha ricordato la gestazione e la nascita dell’Istituto. Dopo i saluti istituzionali, alla presenza del presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin e dell’assessore alla cultura Jean-Pierre Guichardaz, e l’introduzione della presidente dell’Istituto Carla Pramotton, Angelo Quarello ha disegnato un quadro avvincente dei passi che condussero alla nascita dell’istituto di ricerca. «Crearlo a Aosta era diverso che a Torino. - ha sottolineato lo storico Marco Cuaz nel suo intervento - In Valle d’Aosta nessuno si occupava, negli anni Settanta, della storia contemporanea: dove si potevano studiare gli operai degli anni Trenta o i notabili di fine Ottocento? Non si aveva ancora il coraggio di muoversi nei fatti più recenti».

Giulio Dolchi convoca Ezio Trussoni e Angelo Quarello per inviarli a Roma, a Cinecittà, e partecipare come delegati valdostani ad un convegno dell’Istituto Luce a Roma, che intendeva confezionare un pacchetto di cinegiornali che permettesse ad insegnanti di università di presentare come avveniva la propaganda fascista. «Eravamo dei giovani che si stavano avvicinando, tramite Demertio Mafrica e Giovanna Siggìa al partito comunista di Enrico Berlinguer. - racconta Angelo Quarello - A Cinecittà nell’antisala eravamo i più giovani, qualcuno ci guardò con sospetto, finché arrivarono i delegati del Piemonte Paolo Gobetti e la moglie Carla Nosenzo». Saranno loro a sostenere e consigliare i passi per la fondazione dell’Istituto storico ad Aosta, ma fondamentale fu anche il senatore Franco Antonicelli, che ben consigliò Trussoni e Quarello nel conquistare l’autonomia da Torino, quell’autonomia che, riporta proprio Quarello, «è presente nella Costituzione italiana e nello Statuto valdostano». E ancora grazie a Giulio Dolchi e al presidente della Giunta Cesare Dujany il Consiglio Valle approva. «Anche la Democrazia Cristiana?» chiedono i giovani, «Anche la DC» risponde il Palazzo. Parte la sensibilizzazione sul territorio, il volantinaggio, il far conoscere il nuovo progetto. Il 5 aprile del 1974 viene sancita la nascita dell’Istituto storico della Resistenza in Valle d’Aosta, con il primo presidente Emile Chanoux figlio, ma ancora più importante è la legge 20 del 5 luglio che definisce il contributo finanziario regionale all’Istituto, l’autonomia finanziaria e culturale dell’Istituto. «Come prima cosa, pagai l’affitto della sede e una segretaria a metà tempo. - dice Angelo Quarello - Era un’autonomia a due facce, ma non ci fu mai bisogno di discutere, l’autonomia fu sempre garantita». «Assicureremo sostegno all’Istituto storico - aveva detto in apertura l’assessore Jean-Pierre Guichardaz - per dare continuità anche dopo di noi».

A segnare lo sviluppo dell’Istituto è Paolo Momigliano-Levi, dal 1972 archivista e poi direttore dell’Istituto dal 1982 al 2004, che - dice Marco Cuaz - «ha saputo traghettare l’ISrVdA da “presidio antifascista” a centro studi sulla storia contemporanea. A lui, con la collaborazione di Marisa Alliod, si deve la creazione del primo vasto archivio per la storia del novecento e la fondazione della prima rivista per la storia contemporanea della Valle».

«Il nostro archivio è consultato da molti. - ha concluso la presidente Carla Pramotton - Ricordiamo che lo storico non è uno scienziato, la storia è anche elaborazione critica e soggettiva. Il nostro grosso impegno sono sempre anche le proposte didattiche per tutte le scuole valdostane. Ora che abbiamo ripreso le fila di 50 anni ricchissimi di contenuti e di storia, come istituto storico dovremo riflettere su come affidare nuove ricerche. Ringrazio ancora le nostre segretarie, Marisa Alliod, Daniela Bernini e ora Chiara Sicheri, e il nostro prezioso aiuto Gabriele Bramato».

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