Dal giornale

Aleardo Ceol, il fondista che amava la montagna e la storia degli alpini

Aleardo Ceol, il fondista che amava la montagna e la storia degli alpini
Dal giornale 28 Maggio 2022 ore 13:37

Aleardo Ceol, un nome e un cognome difficili da dimenticare. Come la sua bella parlata, con un accento un po' emiliano e un po’ ligure, visto che erano nato a La Spezia il 28 gennaio del 1941 da una famiglia di origini parmensi. A Parma aveva pure studiato, laureandosi in Biologia, e all’Appennino era molto legato perché sin da giovane aveva scelto di calzare sulle sue montagne gli sci stretti, sci di frassino che spingeva con la falcata elegante del purista.

Da Parma e La Spezia era passato a Varese per un primo lavoro, quindi nel luglio del 1978 era arrivato ad Aosta, come coaudiutore biologo al laboratorio di via Guido Rey, dove rimase in servizio sino all’estate del 1996, come dirigente dell’Unità medico-microbiologica dell’Unità sanitaria locale della Valle d’Aosta.

Il trasferimento nella nostra regione per lui fondista e amante della montagna fu la soluzione perfetta. Non perdeva una gara durante l’inverno, quelle regionali come concorrente, passando attraverso tutte le categorie fino a Pionieri, le altre come spettatore. Aleardo Ceol lo trovavi sempre a bordo pista e al traguardo, che fossero la “Coppa Consiglio Valle”, oppure i Campionati Italiani, o ancora la Coppa del Mondo. In settimana gli sci erano il suo tempo libero, sulle piste di Arpuilles e di Flassin, con la sua attrezzatura fuori moda, il purillo di lana in testa, amante del fondo nella natura e delle competizioni in cui l’avversario era il cronometro e non l’uomo, come accade adesso, conosceva i tracciati dell’intera Valle d’Aosta, come pure - da animatore nato - organizzava trasferte di gruppo per le classiche granfondo nelle Alpi e nel grande nord.

Fin dalla metà degli anni Ottanta aveva iniziato un lavoro di ricerca sulla storia del fondismo in Valle d’Aosta e almeno un pomeriggio alla settimana lo trascorreva negli uffici dell’Asiva in piazza Narbonne, ad esaminare classifiche, a prendere appunti. Tale impegno meticoloso lo condusse nel 2003 alla pubblicazione per Le Chateau Edizioni de “I grandi protagonisti dello sci di fondo in Val d'Aosta. Storia, cronache e testimonianze”.

La passione per il canto e soprattutto per le canzoni di montagna lo convinse nel 2008 a fare parte del Coro Monte Cervino dove rimase sino al 2019 e proprio agli Alpini, o meglio all’epopea del Battaglione sciatori Monte Cervino, dedicò il suo tempo per recuperare, prima che fosse troppo tardi, dalla voce degli ultimi reduci le testimonianze delle vicende belliche in Grecia e in Russia, raccolte dalla casa editrice Stylos nel 2009 ne “Il Battaglione alpini sciatori Monte Cervino. La voce dei superstiti”.

Martedì scorso il telefono di Aleardo Ceol suonava a vuoto, tentativo dopo tentativo. Così l’amico Mario Quiriconi è salito nell’appartamento di viale Gran San Bernardo e lo ha trovato sul divano, purtroppo senza vita. La moglie Lucia Pellegrino da qualche tempo è ospite di una struttura perché affetta da una grave malattia e non avendo figli, Aleardo Ceol viveva da solo, frequentando gli amici e facendo visita giornalmente alla consorte. I suoi funerali vengono celebrati oggi, sabato 28, alle 10, nella chiesa di Santo Stefano ad Aosta.

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