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Al processo per l’Albergo Gran Baita a Cervinia l’accusa chiede due condanne a otto mesi

Al processo per l’Albergo Gran Baita a Cervinia l’accusa chiede due condanne a otto mesi
Dal giornale 23 Gennaio 2021 ore 06:54

La Procura di Aosta ha chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione ciascuno per l’ex presidente della Cervino Spa Federico Maquignaz, 53 anni, di Valtournenche, e per Ezio Colliard, 65 anni, di Hône, in qualità di rappresentante legale della Valdostana impresa costruzioni-Vico. Sono imputati per concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. L'inchiesta coordinata dal pm Luca Ceccanti riguarda il presunto accordo per la cessione dell'Albergo Gran Baita di Cervinia, venduto nel 2016 dalla Cervino spa per 1 milione 570mila euro alla Vico di Ezio Colliard. L'imprenditore, insieme ad altre persone, ha poi costituito una nuova società - La Gran baita Srl - che nel novembre 2018 ha rivenduto l'immobile a 4 milioni 350mila euro e, sostiene la Procura, senza effettuare alcun lavoro. Secondo l'accusa il tutto è avvenuto con «Accordi, collusioni e mezzi fraudolenti», turbando «La regolarità della procedura di vendita» o «Il procedimento diretto a stabilire il contenuto del bando» per «Condizionare le modalità di scelta del contraente garantendo alla Vico srl l'aggiudicazione con relativi ingenti vantaggi economici». La discussione del processo con rito abbreviato davanti al Giudice dell’udienza preliminare di Aosta è durata oltre 2 ore e mezza. L'udienza è stata rinviata a febbraio per le eventuali repliche e controrepliche prima della sentenza. Le difese hanno chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste o perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. A tal proposito, l'avvocato Corrado Bellora, difensore dell'ex presidente della Cervino Spa Federico Maquignaz, ha dichiarato «Ho sempre sostenuto fin dall'inizio di questo processo che si tratta di un'imputazione totalmente insussistente perché l'operazione è stata assolutamente corretta, alla luce del sole, e tra l'altro vantaggiosa per la Cervino Spa». In particolare, sostiene il legale, «Abbiamo documentato una spesa di oltre 500mila euro solo per realizzare interventi provvisori. Inoltre avevamo un preventivo per la messa in sicurezza di circa 2 milioni di euro. Altrimenti l'unica soluzione sarebbe stata la demolizione, per un costo attorno al milione. Quindi alla Cervino Spa serviva liberarsi di quell'immobile». Di conseguenza «A fronte di una realtà del genere per Cervino Spa liberarsene, oltretutto incassando un milione e mezzo di euro, era assolutamente un'operazione vantaggiosa. Tanto è vero che è stata approvata dal Consiglio di amministrazione all'unanimità» e ne «Era consapevole Finaosta, a cui venivano inviati tutti gli ordini del giorno e tutti i bilanci». «Abbiamo esposto - aggiunge l'avvocato Monica Atzei, che difende Ezio Colliard -, sia io che il collega, amplissime e validissime ragioni che ci portano a escludere la sussistenza del reato». In base a quanto ricostruito dalla Procura di Aosta, il 17 marzo 2016 la Cervino spa (partecipata all'86 per cento da Finaosta) aveva trasmesso un invito a presentare offerte a 9 soggetti. Il termine - sostengono gli inquirenti - era brevissimo , fissato al 21 aprile dello stesso anno, e non era stato indicato alcun prezzo base per l'immobile, nonostante la stima di Finaosta, nel maggio 2016, fosse di 2 milioni e 58mila euro. Nato negli anni Trenta come albergo di lusso, l'hotel Gran Baita era stato semidistrutto da un rogo nel 1973 e fino a qualche anno fa ospitava alcuni uffici.

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