Ad Antey l’ultimo saluto a Ugo Déjanaz Una vita trascorsa tra gli alpeggi e le reines

Ad Antey l’ultimo saluto a Ugo Déjanaz Una vita trascorsa tra gli alpeggi e le reines
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Una delle ultime volte in cui Ugo Déjanaz si è commosso è stato quando la figlia Alessia gli ha detto di avere intenzione di ampliare il mayen di famiglia. L’allevamento è stato tutta la sua vita e sapere che quell’amore era passato anche a chi avrebbe continuato il lavoro dopo di lui gli gonfiava il cuore di orgoglio. La famiglia, gli animali, la montagna: la sua è stata un’esistenza di valori saldi e semplici, di sincerità e di mille sigarette, di risate e amicizie, tante. Nella mattinata di ieri, venerdì 5 luglio, nella chiesa parrocchiale di Antey-Saint-André, a molti non è sembrato vero di salutarlo per l’ultima volta. A soli 68 anni, si è spento nel pomeriggio di martedì scorso all’ospedale di Alessandria, per le conseguenze di una malattia a quei polmoni che aveva fragili fin da bambino, a causa della tubercolosi.

Era forse destino che una vita intera trascorsa tra i monti della sua Valle d’Aosta ne finisse al di fuori, così come era cominciata. Il 13 gennaio del 1956 aveva infatti visto la luce a Ginevra, in Svizzera, figlio di Alessandro Déjanaz di Châtillon e di Raffaella Roveyaz di La Magdeleine, 7 anni più giovane della sorella Vilma. I suoi genitori, come avrebbe poi fatto lui, coltivavano i loro sogni con determinazione. Avevano comperato una vecchia casa da ristrutturare a Noussan di Antey ma i soldi scarseggiavano. Così partirono alla volta della Svizzera, da cui tornarono quando Ugo aveva già 3 anni. La sua educazione si divise tra la scuola - le elementari ad Antey e il collegio al Don Bosco di Châtillon - e il lavoro, con le estati trascorse all’alpeggio di famiglia a Champ Cellier, per lunghi periodi da solo a pascolare i manzi fin da quando aveva appena 9 anni, con i genitori che salivano con la spesa una volta alla settimana. Nel suo cuore c’era anche un altro alpeggio, Francou, di proprietà di Carlo Passerin d’Entrèves e gestito da Giuseppe Follin di Châtillon. «Quando lasci l’alpeggio dimmelo» si raccomandava sempre Ugo. Così un giorno Giuseppe Follin venne da lui e gli propose di condurlo. «A quel tempo uscivamo insieme e mi disse: “L’alpeggio lo prendo solo se ci vieni anche tu insieme a me”. E così è andata» racconta commossa Mietta Brunod di Châtillon, che divenne sua moglie nel 1984. Quell’alpeggio da allora è gestito dalla famiglia Déjanaz, prima da Ugo e dallo scorso anno dalla figlia Alessia. Nel 1989 Ugo e Mietta entrarono per la prima volta nella nuova stalla a Noussan mentre la casa in cui hanno sempre abitato era ancora quella del “sogno” dei genitori di lui. In alpeggio lavoravano bene e la loro Fontina è anche stata premiato al concorso “Modon d’Or”

Vero appassionato di batailles de reines, si è tolto delle belle soddisfazioni con un secondo posto alla Regionale in terza categoria con Volga nel 1979 e un terzo in prima categoria con Lupa nel 1989. La domenica dei combats era una festa a cui si partecipava per incontrare gli amici e che si concludeva immancabilmente tirando fuori dallo zaino vino, formaggio e salame per passare un momento in allegria. Per molti anni, poi, non aveva più portato le sue bovine a combattere: quel mondo stava cambiando, la competizione era troppa e lui aveva finito con il riconoscersi meno in quell’ambiente. La preparazione sempre più accurata delle bovine non faceva per lui, per cui le mucche dovevano fare la vita da mucche, su in alpeggio. Fu però sempre un grande selezionatore e nel tempo sono state numerose le bovine uscite dalla sua stalla a cogliere risultati importanti. Dopo tanti anni tornò a frequentare il circuito e nel 2022 colse la grande gioia di conquistare il bosquet di prima categoria all’eliminatoria di Saint-Marcel.

Schiettamente sincero e diretto, amante della compagnia e del far festa, aveva un’autentica passione per le campane delle mucche, di cui custodiva una vasta e selezionata collezione, e per il loro suono al pascolo, che per tutta la vita ha ascoltato in alpeggio, tra la terra e il cielo.

Lascia la moglie Mietta, i figli Alex, Sara e Alessia, gli amati nipoti Emma e Margot Gallet, Agnese Déjanaz e Henry Dalbard e la sorella Vilma.

Ugo Déjanaz, a destra da giovane a una battaglia delle reines insieme alla moglie Mietta Brunod e alla bovina Lupa

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